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Io della vita non ho capito un cazzo
SOCIETA'
18 gennaio 2014
L'uccello del signore ha colpito ancora
Ebbene si, gente. Avete letto bene... L'uccello del signore ha colpito ancora e questa volta la vittima non è stata una povera donna di Nazareth, bensì una suora di Rieti a sua detta completamente ignara d'essere incinta. L'immenso signore, spero non me ne voglia, ha ancora una volta ingravidato una donna a sua insaputa, senza che nemmeno se ne accorgesse e questo mi lascia riflettere su ciò che abbia o non abbia nella zona dell'equatore. XD Possibile che le donne non sappiano mai quando si sta accoppiando con loro?! Utilizza forse delle droghe per lo stupro? A che pro? E' una rockstar internazionale dopotutto. Una donna da ingravidare, volendo, la trova. In questo caso poi mi pare anche superfluo cercare, le suore sono tutte sposate con Dio dopotutto. Forse gli sarebbe bastato chiedere... Avrebbe risparmiato anche sulla musica soft e sui petali di rosa. :D
Che biricchino nostro signore. Un vero latin lover in incognito. Un cecchino dello sperma che non fallisce mai un colpo. (Anche perché la vittima è completamente ignara di tutto)
Inutile dire che sulla rete impazzano battute di tutti i tipi, ne sono un esempio io stessa in questo post dopotutto. C'è chi pensa che il piccolo Francesco, questo è il nome del piccolo, sia il nuovo messia e chi ritiene possa essere il frutto del male in terra... L'Anticristo. (Tah taaaan! Musica drammatica per aumentare la suspense).
L'unica cosa che colpisce me, personalmente, è che la gente possa ancora credere che una donna possa rimanere incinta, nel 2014, senza saperlo a causa di una colomba magica o simili. Dopotutto questa teoria è credibile quanto quella che il piccolo Francesco sia il primo esemplare nato dall'incrocio tra un pinguino femmina ed un comune essere umano. Possibile che a queste suore non possa essere impartita un minimo di educazione sessuale?!
So che non dovreste usarla, ma sapere come funziona non vi farebbe male insomma. :D 
Lo dico giusto per dire... Così potrete risparmiarci la solita "solfa" dell'ingravidazione mistica e la gente più credulona può evitare di cercare un bunker in cui nascondersi per timore della venuta dell'Anticristo e quindi dell'apocalisse!

SOCIETA'
23 maggio 2010
Cose dell'altro mondo..
Nonostante il poco tempo a mia disposizione (causa studio, in quanto sto svolgendo gli esami d'ammissione all'esame di stato) ho deciso di ritagliare un po' di tempo per la stesura di questo post.

Ho letto un articolo che mi ha lasciata basita.. mi si è quasi dislocata la mascella dallo stupore..
ve lo inoltro.

_Sarea..Karen_

L’ultima trovata di Mariastella: la Bibbia sbarca a scuola

di Cecilia M. Calamani [23 mag 2010]

bibliaChe la nostra ministra dell’Istruzione abbia a cuore Santa Romana Chiesa non è una novità. Non potendo (ancora) rendere l’ora di religione curriculare – perché la Costituzione si può anche umiliare, ma a tutto c’è un limite – la Gelmini non ha mai nascosto la sua vocazione di tramite tra le gerarchie ecclesiastiche e la fertile mente dei nostri studenti.

E quindi ricorre (e vince) contro la sentenza del Tar del Lazio che esclude l’ora di religione dalla maturazione del credito scolastico; taglia fondi per le discipline curriculari e per il sostegno all’handicap (circa 132 mila docenti e otto miliardi di euro in meno per i prossimi tre anni) senza scalfire l’insegnamento facoltativo della religione cattolica; denuncia a gran voce la discriminazione derivante dalla valutazione espressa in giudizio piuttosto che in voto per l’ora di religione; parla di scuola pubblica come l’unione di quella statale e quella paritaria (ossia cattolica) alla quale, insieme al collega Tremonti, elargisce fondi a piene mani in virtù della ‘libertà di scelta dei genitori’.

Ma ora ha superato se stessa. Leggiamo, increduli,  il protocollo d’intesa tra il ministero dell’Istruzione e Biblia, una “associazione laica di cultura biblica”. Biblia, si legge nel protocollo, “ritiene che la conoscenza della Bibbia, in un’ottica laica, rappresenti una componente essenziale di tutte le culture dell’Occidente e che perciò vada ampiamente diffusa nella trasmissione del sapere e nelle istituzioni educative; favorisce, in uno spirito di scambio e di dialogo, la conoscenza di tutte le tradizioni religiose che pur diversamente si richiamano alla Bibbia e al Corano”.

Come rifiutare il contributo culturale di questa prestigiosa associazione? Il ministero, quindi, si impegna a favorire la programmazione, da parte delle scuole, di “iniziative di formazione e aggiornamento, anche a livello nazionale, sui temi biblici, in un’ottica di formazione interculturale”.

In sintesi, gli studenti  dal prossimo anno saranno più ignoranti grazie ai tagli economici all’istruzione pubblica, ma almeno potranno apprendere i principi ispiratori della nostra(?) religione. Poco importa che sappiano a malapena chi è Darwin, che mastichino tre parole (e non di più) di inglese, che ignorino i diritti e i doveri del cittadino, che siano digiuni delle problematiche ambientali: la parola di Dio colmerà tutte quelle lacune che già li relegano un gradino più sotto dei loro coetanei europei.

Ma il peggio, se è possibile, deve ancora venire. Il Corriere della Sera, nel riportare l’iniziativa, ci informa che la sperimentazione probabilmente verrà avviata all’interno delle ore di italiano nel biennio dei licei. E per rassicurare i dubbiosi aggiunge: “Attraverso i riferimenti al testo sacro si possono certo ricostruire diversità, vicende di tensioni e di scontri, ma la frequentazione della pagina ispirata da Dio, il misurarsi con l’attualità del suo messaggio, è anche l’ occasione per stare assieme, ritrovarsi, dialogare, individuare riferimenti e progetti comuni”.

Tutto normale, quindi,  per il quotidiano di via Solferino, che riporta anche alcuni dei nomi illustri che hanno firmato, primi tra diecimila, la petizione a sostegno dell’iniziativa: Giuseppe De Rita, Claudio Magris, Tullio De Mauro, Umberto Eco, Amos Luzzatto, Margherita Hack.

Sarà questo il motivo per cui la notizia è passata in sordina su quasi tutti i media?

Cecilia M. Calamani

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