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Io della vita non ho capito un cazzo
SOCIETA'
17 marzo 2011
PROGETTO H.A.A.R.P.

HAARP è l’abbreviazione di High Frequency Active Auroral Research Program, un’installazione civile e militare in Alaska (Stati Uniti) per la ricerca scientifica sugli strati alti dell’atmosfera e della ionosfera. Un altro scopo è la ricerca sulle comunicazioni radio per uso militare.

Si trova vicino a Gakona, in Alaska (lat. 62.39° N, long. 145.15° W), a ovest del Parco Nazionale Wrangell-Santo Elias.

Impianti simili esistono in:

L’impianto HAARP è costituito da un trasmettitore capace di trasmettere onde elettromagnetiche sulle onde corte da 2,8 a 10 MHz con una potenza di 960 KW. La potenza irradiata (ERP) è di 84 dBW (corrispondendo a 500 MW), questo vale però solo per la frequenza di 10 MHz. Due frequenze spesso usate sono 3,39 e 6,99 MHz.

L’impianto HAARP è stato costruito in tre fasi distinte:

  • Il prototipo DP aveva 18 antenne, organizzate in tre colonne da sei file, con una potenza trasmittente di 360 kw.
  • L’impianto FDP successivo ha attualmente 48 antenne, ordinate in sei colonne da otto file.
  • L’impianto finale sarà il FIRI che nel 2007 sarà composto da 180 antenne, disposte in 15 colonne da 12 file, con una potenza trasmittente di 3.600 kw.

Ciascuna antenna corrisponde a un dipolo a croce che può essere polarizzato in modo lineare o circolare per la trasmissione e la ricezione.

La struttura è stata costruita modificando una precedente installazione radar esistente in zona.

Alcune teorie del complotto, prive di riscontri oggettivi e smentite da tutte le comunità scientifiche, vedono in HAARP un progetto volto a perseguire scopi occulti, che vanno dalla realizzazione di un’arma elettromagnetica per creare terremoti al controllo climatico. Tali speculazioni sono per lo più legate alla teoria del complotto sulle scie chimiche aventi tutte un denominatore comune nelle più volte smascherate bufale cospirazionistiche dei seguaci di David Icke.

È comunque da rilevare che il 5 febbraio 1998 la sottocommissione “Sicurezza e disarmo” del Parlamento europeo tenne un’audizione in cui si parlò anche di HAARP. Benché invitati, i rappresentanti della NATO e degli USA preferirono non partecipare”[1]

In una successiva risoluzione del 28 Gennaio 1999 sull’ambiente, sulla sicurezza e la politica estera (A4-0005/1999)[2], il Parlamento Europeo segnalava che “malgrado le convenzioni esistenti, la ricerca militare si applica attualmente alla manipolazione dell’ambiente come arma, come è il caso ad esempio del sistema HAARP con base in Alaska”.

Nella stessa risoluzione tra i possibili danni ipotizzati del sistema HAARP il Parlamento Europeo sottolinea che l’inquinamento elettromagnetico prodotto dagli esperimenti effettuati “potrebbe anche provocare mutamenti delle costanti meteorologiche e influenzare l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica.” “Un’ ulteriore seria conseguenza del sistema HAARP sono i buchi ionosferici causati dalle potenti onde radio inviate. La ionosfera ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo. Si spera che i buchi giungano a riempirsi nuovamente, ma le esperienze compiute con i mutamenti dello strato di ozono puntano in direzione contraria. Ciò significa che esistono buchi non indifferenti nella fascia protettiva della ionosfera.”

Il Parlamento Europeo quindi “reputa che il sistema HAARP sia da considerarsi, a causa del notevole impatto sull’ambiente, una questione mondiale ed esige che le sue conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche vengano analizzate da un organismo internazionale indipendente prima di ogni nuova ricerca e di qualsiasi esperimento; lamenta il fatto che l’Amministrazione degli Stati Uniti abbia ripetutamente rifiutato di inviare un rappresentante per offrire prove nel corso dell’audizioni pubblica o in occasione di una riunione successiva della sua commissione competente in merito ai rischi per l’ambiente e per la salute collegati al programma di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza (HAARP) attualmente finanziato in Alaska.”

Uno dei primi documenti militari che afferma l’essitenza di questo tipo di armi:

 « ”La Modifica del tempo diventerà parte della sicurezza nazionale e internazionale e potrebbe essere eseguita unilateralmente… Essa potrebbe avere applicazioni offensive e difensive ed essere utilizzata anche per scopi di dissuasione. La capacità di generare pioggia, nebbia e tempeste sulla terra o di modificare il tempo nello spazio, migliorare le comunicazioni attraverso modifiche della ionosfera (l’uso di specchi nella ionosfera), e la produzione di Meteo artificiale fanno tutti parte di un insieme integrato di tecnologie che possono fornire una sostanziale crescita negli Stati Uniti, o degrado della capacità di un avversario, per raggiungere consapevolezza globale, capacità, e potere

Come è successo per il terremoto di Haiti, poche ore dopo il terribile sisma che ha colpito il Cile, sono cominciate a balzar fuori le prime ‘evidenze’, o per lo meno ‘anomalie’, che portano a pensare che si sia effettivamente trattato di un attacco Haarp, ovvero di un terremoto prodotto artificialmente, attraverso nuove e ancora poco note tecnologie militari, usate come ‘armi’.
Un caso singolare in cui mi sono imbattuto casualmente è quello di Juan Andres Salfate, un critico cinematografico e presentatore televisivo cileno, che durante una puntata del programma “Asi somos” (dell’emittente cilena La Red) dedicata alle teorie cospirative, ha mostrato foto ed illustrato alcuni dati che lasciano sospettare che il terremoto di Haiti sia stato prodotto artificialmente.
Questo è avvenuto a metà gennaio.
Due giorni fa invece, lo stesso personaggio, durante la medesima trasmissione, si è trovato nella triste posizione di dover parlare delle strane ‘anomalie’ riscontrate durante il terremoto avvenuto poche ore prima, questa volta nel suo Paese.
Juan Andres Salfate ha mostrato numerose foto che continuano ad arrivare alla redazione del suo programma, scattate nei cieli cileni nelle ore precedenti al sisma dalla popolazione locale.

Queste foto, molto simili ad altre viste dopo il terremoto in Cina nel 2008 e dopo quello ad Haiti, mostrano tutte strane formazioni di nubi, che poi si disgregano, o si allungano e stirano secondo strane linee d’energia, oltre ad iridescenze e bagliori, che lasciano intravedere la componente veriticale di potenti impulsi elettromagnetici provenienti dall’atmosfera stessa, ma effettivamente prodotti sulla superficie terrestre e lasciati soltanto riflettere sulla ionosfera.

Cosa può aver provocato una tale violenta ionizzazione delle nubi?
Si è inclini a pensare che le catastrofi ambientali siano prodotte da sole forze naturali, imprevedibili e sotto molti aspetti sconosciute, ma al giorno d’oggi è realtà il fatto che gli uomini, o meglio un piccolo gruzzolo di essi, possano modificare e controllare l’ambiente, attraverso tecnologie, decisamente mal utilizzate e terribilmente potenti.

Un improvviso sconvolgimento climatico portera’ ad una catastrofe globale di monumentali proporzioni, …portando intere nazioni a scomparire sotto il mare ed i pochi sopravvissuti a combattere per le scarseggianti risorse di cibo, acqua ed energia“. (Da un rapporto “segreto” del Pentagono).


C’E’ QUALCUNO CHE GIOCA CON I NUMERI?

Forse le date – 26 Dicembre 2002 (Ciclone Zoe in Polinesia), 26 Dicembre 2003 (terremoto in Iran), 26 Dicembre 2004, onda tsunami nelll’Oceano Indiano – sono solo una coincidenza.  Forse non è vero – al di là delle date -  che lo tsunami del Dicembre 2004, come suggeriscono alcuni siti di “cospirazionismo”,  è stato provocato da un esperimento tecnologico segreto (altri dicono addirittura “voluto”), ma questo non basta certo a scartare del tutto l’idea che con il controllo dell’atmosfera gli uomini non abbiano mai pensato di giocare. Anzi. Gli stessi sospetti dei “paranoici” riguardo al recente tsunami probabilmente non sarebbero mai potuti nascere, se le premesse, almeno generiche, per una tale follia non fossero esistite in primo luogo (la fantasia ha sempre bisogno di un appiglio reale, per poter dare i suoi frutti migliori).


IL PROGETTO H.A.A.R.P.

Nel corso dei secoli, i mutamenti climatici hanno rappresentato uno dei più potenti catalizzatori dei pensieri dell’uomo, influenzandone le credenze e le azioni, gli umori e le decisioni, sempre in un modo apparentemente casuale, ma in realtà guidati dalla ferrea logica della natura.

Tuttavia dalla rivoluzione industriale ad oggi qualche ferita abbiamo incominciato ad infliggergliela, e la Terra oggi non è certo più quella dei giorni antichi, dove tutto era in perfetto equilibrio bio-ambientale.

Ma mentre i più visibili sembrerebbero gli allarmi della comunità scientifica sul surriscaldamento globale, il rischio maggiore è forse quello, praticamente ignorato dai mass-media, di un mutamento climatico a scopi militari.

Esiste infatti dal 1992 un progetto del Dipartimento della Difesa Statunitense, coordinato dalla Marina e dall’Aviazione, denominato HAARP (High-Frequency Active Auroral Research Program). E’ il cuore vero e proprio del più vasto – e ben più noto – programma di “Guerre Stellari”, avviato nei primi anni Ottanta sotto le amministrazioni Reagan-Bush, che ora sta accelerando la sua corsa drogato da una spesa militare mai vista in precedenza, giustificata dal solito bipensiero orwelliano: “La guerra è pace”.

La base principale di HAARP occupa un’estesa area a Gakona, in Alaska, sul cui terreno è installata una serie di 180 piloni d’alluminio alti 23 metri, su ognuno dei quali si trovano una coppia di antenne per la banda bassa ed una per la banda alta, in grado di trasmettere onde ad alta frequenza fino ad una distanza di 350 km. Queste onde sarebbero indirizzabili verso zone strategiche del pianeta, sia terrestri che atmosferiche.

Come spesso succede, la facciata dell’operazione ha nobili scopi: lo studio accademico della ionosfera e lo sviluppo di nuove tecniche radar, che permettano agevoli comunicazioni con i sottomarini e rendano possibili radiografie di terreni, in modo da rilevare armi od attrezzature a decine di km di profondità; a conferma di ciò, è online il sito del progetto, che dipinge l’immagine di un’innocua stazione scientifica, con tanto di webcam. (1)

La realtà, come sempre, va cercata oltre la superficie.

DA TESTLA A EASTLUND

Negli anni Ottanta Bernard J. Eastlund, fisico texano del MIT di Boston, ispirandosi alle scoperte di Nikola Tesla, registrò negli Stati Uniti il brevetto n° 4.686.605 denominato “Metodo ed attrezzatura per modificare una regione dell’atmosfera, magnetosfera e ionosfera terrestre”, a cui ne fece seguire altri undici. In uno di questi era descritta la proprietà riflessiva della ionosfera per utilizzi come “sistemi di raggi energetici”, “esplosioni nucleari graduali senza radiazioni”, “sistemi di rilevamento e distruzione di missili nucleari” e “sistemi radar spaziali”.

Alcune di queste invenzioni furono acquisite dalla ARCO, proprietaria di ampie riserve di gas naturale in Alaska, le quali potevano in questo modo essere riconvertite in energia elettrica redistribuibile tramite la ionosfera ai propri clienti in tutto il mondo: la visione di Tesla di distribuire energia senza fili e gratis nelle case di tutto il mondo stava in parte per realizzarsi, seppur concettualmente distorta da forti interessi economici. (Su Nikola Tesla, un genio tanto ignoto alla storia quanto è grande il debito dell’umanità nei suoi confronti, è in preparazione una apposita scheda).

Inoltre, queste invenzioni rendevano possibile manipolare il clima, quindi creare pioggia quando necessario per favorire l’agricoltura o neutralizzare fenomeni distruttivi quali tornado ed uragani.

A questo punto entrò in scena il governo, e la storia si fece più complicata.

Tutti i brevetti di Eastlund vennero dapprima sigillati sotto un ordine di massima segretezza, per poi passare alla E-Systems, una delle maggiori fornitrici di tecnologie avanzate ai servizi segreti di molte potenze mondiali, assorbita poi dalla Raytheon, una delle quattro maggiori fornitrici della difesa Usa, produttrice dei missili Tomahawk, Stinger (questi spesso finiti nelle mani di paesi “canaglia” e gruppi terroristici”), e dei famigerati Bunker Buster. Le connessioni con il potere sono riassumibili nella figura di Richard Armitage, oggi Vicesegretario di Stato e Viceministro degli Esteri nell’amministrazione Bush. Armitage, già consulente, membro del consiglio d’amministrazione, firmatario e convinto sostenitore del PNAC, risulta anche implicato in molte operazioni segrete della CIA dal Vietnam ad oggi.

Secondo le scoperte di Eastlund, dirigere la potenza di HAARP verso uno specifico punto della ionosfera la farebbe riscaldare al punto da innalzarla fisicamente, in modo da creare un rigonfiamento altamente riflettente, definito da lui “effetto lente”, in grado di convogliare i raggi sulla terra con effetti devastanti: la potenza di tali onde sarebbe tale da provocare modificazioni molecolari dell’atmosfera, causando – a seconda delle diverse frequenze – cambiamenti climatici, la possibile disgregazione di processi mentali umani, e forse anche, appunto, effetti sui movimenti tettonici di magnitudine imprecisata.

 

STRATEGIE GLOBALI

Gli avvenimenti geopolitici attuali potevano essere intuiti già anni fa, leggendo profetici libri come la Grande Scacchiera di Zbygniew Brzezinsky, del 1997, o i testi programmatici del PNAC, Project for a New American Century, dello stesso anno.

lo stesso possiamo fare ora analizzando scritti e dichiarazioni di influenti pensatori ed alti vertici militari, rispetto ad un futuro relativamente vicino.

Lo stesso Brzezinsky, consigliere della Sicurezza ai tempi di Carter, già nel 1970 scriveva nel suo libro “Tra due Età’”: ” La tecnologia renderà disponibile, ai leader delle principali nazioni, tecniche per condurre operazioni di guerra segrete, che richiederanno l’impiego di un esiguo numero di forze di sicurezza [...] Tecniche di modificazione climatica potranno essere impiegate per produrre prolungati periodi di siccità o tempesta”. Risalgono infatti a quei tempi, seppur in forma rudimentale, i primi studi relativi alla guerra climatica, come il Progetto Popeye per estendere la stagione dei monsoni in Vietnam.

Il documento più interessante è lo studio redatto da sette ufficiali dell’esercito Usa nell’Agosto del 1996, intitolato: ” Il clima come moltiplicatore di potenza: averne il controllo nel 2025?, nato da una direttiva del Comandante delle forze aeree statunitensi, tesa a stimolare un dibattito intellettuale tra i membri dell’esercito, in cui si afferma: “Nel 2025 le forze aereospaziali Usa potranno avere il controllo del clima se avranno capitalizzato le nuove tecnologie sviluppandole nella chiave delle applicazioni di guerra. [...] Dal miglioramento delle operazioni degli alleati e dall’annullamento di quelle del nemico tramite scenari climatici “su misura”, alla completa dominazione globale delle comunicazioni e dello spazio, la modificazione climatica offre al chi combatte una guerra un’ampia gamma di possibili modi per sconfiggere o sottomettere l’avversario”. (2)

Questi propositi sono confermati da un successivo studio del 2003, intitolato “Padroneggiare l’ultimo campo di battaglia: i prossimi avanzamenti nell’uso militare dello spazio” ad opera del Project Air Force della Rand Corporation, un think-thank legato alle lobbies del petrolio e delle armi che ha avuto come amministratore Donald Rumsfeld, e nel cui consiglio di amministrazione figura Lewis Libbey, socio fondatore del PNAC ed attuale direttore del personale di Dick Cheney.

Il concetto alla base di questo rapporto è la “Full Spectrum Dominance”, vale a dire una politica di eccezionali investimenti militari mirati alla conquista ed al mantenimento di una posizione di superiorità nello spazio, se non addirittura di un suo controllo assoluto.

Il che obbligherebbe chi volesse contrastare l’impero a farlo esclusivamente via terra e mare.

Al riguardo, sono particolarmente significative le parole del Comandante in Capo del comando spaziale Usa, Joseph W. Ashy: “Alcune persone non vogliono sentirne parlare. ma assolutamente siamo prossimi a combattere nello spazio. Combatteremo dallo spazio e nello spazio. Un giorno o l’altro colpiremo obiettivi terrestri – navi, aeroplani e obiettivi sulla terraferma – dallo spazio.”

Il 22 Febbraio del 2004, l’Observer ha pubblicato un rapporto “segreto”, commissionato da Andrew Marshall, influente consigliere di Rumsfeld, che sarebbe sfuggito al Pentagono, e che conclude: “Un improvviso sconvolgimento climatico porterà ad una catastrofe globale di monumentali proporzioni, che comprende una guerra nucleare e disastri naturali, portando intere nazioni a scomparire sotto il mare ed i pochi sopravvissuti a combattere per le scarseggianti risorse di cibo, acqua ed energia”.

Può sembrare la descrizione di un futuro remoto da film Hollywoodiano, ma già nel 2006 avverrà il lancio dimostrativo nella stratosfera del Falcon, un drone armato di testate nucleari in grado di volare all’altezza di 100.000 piedi, alla velocita’ di 12 volte quella del suono, virtualmente inattaccabile, i cui futuri sviluppi lo renderanno in grado di colpire ovunque partendo dal territorio degli Stati Uniti.

Il 2006 è anche l’anno in cui HAARP verrà dotato dei restanti trasmettitori, portandolo alla massima potenza. Sempre per aiutare l’agricoltura?

 
LA COMUNITA’ SCIENTIFICA

Sono molte le voci di protesta riguardanti questi folli e distruttivi progetti. Fra queste, la scienziata di fama mondiale Rosalie Bertell denuncia che “gli scienziati militari degli Stati Uniti stanno lavorando sui sistemi climatici come potenziale arma. I metodi includono l’accrescimento delle tempeste e la deviazione dei fiumi di vapore dell’atmosfera terrestre per produrre siccità o inondazioni mirate”. Richard Williams, fisico e consulente dell’Università di Princeton, dice che “i test di surriscaldamento della ionosfera sono un atto irresponsabile di vandalismo globale [...] HAARP potrebbe essere un serio pericolo per l’atmosfera terrestre. Con esperimenti di questo tipo, potrebbero essere fatti danni irreparabili in poco tempo”.

Alcuni ricercatori già oggi sospettano dei collegamenti con i recenti sconvolgimenti climatici, terremoti, uragani, maremoti, diffuse siccità. (3)


LA RUSSIA

Il Parlamento Russo, la Duma, ha rilasciato nel 2002 il seguente comunicato, firmato da 188 deputati: “Sotto il programma HAARP, gli Stati Uniti stanno creando nuove armi geofisiche integrali, che possono influenzare gli elementi naturali con onde radio ad alta frequenza. Il significato di questo salto è comparabile al passaggio dall’arma bianca alle armi da fuoco, o dalle armi convenzionali a quelle nucleari”. Alcuni scienziati temono che la ionosfera possa collassare per squilibrio elettrico, concludendo: “Possiamo davvero rischiare di manomettere qualcosa che ancora non comprendiamo del tutto, e che appartiene ad ogni forma di vita (non solo umana) su questo pianeta?”

Recentemente il presidente russo Putin ha annunciato di aver sviluppato un nuovo tipo di missile balistico telecomandato, in grado di mutare tragitto durante il viaggio e rendendo dunque virtualmente inutile la difesa dello scudo spaziale: che sia un bluff o no, è certo che i progetti militari Statunitensi degli ultimi anni hanno generato una corsa agli armamenti senza precedenti che andrebbe decisamente ridimensionata e regolamentata; purtroppo, ciò viene ostacolato dal fatto che l’unica superpotenza rimasta si sia arrogata il diritto di giudicarli a seconda dei propri interessi come malvagi o meno, venendo così di fatto a creare le premesse per una nuova guerra fredda di dimensioni globali.

La Russia stessa ha portato avanti alcuni progetti basati sulle scoperte di Tesla fin dagli anni Cinquanta, in parallelo alle sperimentazioni degli Stati Uniti, salvo poi rallentarli anche a causa del collasso economico. Chissà se un certo Emmanuel Todd, il ricercatore francese che predisse la fine dell’ impero sovietico nel 1976 (“Il crollo finale”), non abbia ragione ancora questa volta: analizzando gli stessi indicatori, nel suo ultimo lavoro “Dopo l’impero”, del 2003, ha preannunciato la dissoluzione dell’ultima restante superpotenza.

Per ora, la Cina tace.

Come affermò Brecht: “La scienza, al servizio del potere, crea solo danni all’intera Umanità”.
L’ipotesi avanzata negli USA di smantellare una parte del proprio arsenale nucleare, è solo una comprensibile operazione di copertura, nel momento in cui si possiedo armi per la guerra ambientale, che si tenta di celare nonostante mezzo mondo si sia accorto di esse e ne abbia criticato l’utilizzo.
Noi non possiamo che continuare ad osservare e tentare di far luce su un tema che prima o poi dovrà per forza di cose divenire noto a tutti. C’è chi già ne prevede delle belle.

SOCIETA'
15 marzo 2011
Terremoto Giappone, nucleare: altre esplosioni. Sale il livello di radioattività

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Sale sempre di più la tensione nella centrale nucleare di Fukushima colpita venerdì scorso dal violentoterremoto che ha squassato il Giappone e dalle continue scosse di assestamento che stanno mettendo a dura prova la resistenza delle centrali atomiche nipponiche e tenendo il modo con fiato sospeso.

Stamattina intorno alle 6 ora italiana si è verificata una nuova grande esplosione al reattore 2 che, a quanto pare ha danneggiato stavolta il muro di contenimento che, però, stando a quanto riferito dalla Tokyo Electric Power (Tepco) non è stato perforato anche se sono stati rilevati “possibili danni alla piscina di condensazione” ovvero la parte inferiore del contenitore per il raffreddamento del reattore che permette il controllo della pressione all’interno della camera di contenimento. Tutto il personale, ad eccezione di quello che ancora tenta disperatamente di iniettare acqua nel nocciolo del reattore, è stato fatto evacuare.

La situazione peggiora di ora in ora anche nel reattore n°4 dove ci sarebbe un incendio ancora in corso che, stando anche a quanto comunicato dalle autorità giapponesi all’agenzia internazionale per l’energia atomica, avrebbe liberato nell’atmosfera materiale radioattivo. Come accaduto per i reattori 2 e 3 l’incendio è stato causato dall’idrogeno accumulato che ha surriscaldato l’edificio che ospita il reattore.

Ma a preoccupare maggiormente è, però, il reattore n°2 dove il malfunzionamento di una valvola sta compromettendo le operazioni di raffreddamento del nucleo con acqua di mare.

C’è stata fusione parziale dei nuclei

L’Autority per la sicurezza nucleare francese ha confermato “la fusione parziale” dei nuclei dei reattori uno, due e tre. Le barre di combustibile (uranio) che servono per le operazioni di fusione, infatti, sono restatate scoperte dall'acqua troppo a lungo diminuendo le possibilità di raffreddamento del materiale nucleare e causando le esplosioni e la fuoriuscita nell’atmosfera della radioattività.

Mai come in questi giorni la paura di un disastro nucleare si è fatta così sentire. Fino a venerdì scorso, il termine“fusione nucleare” era per lo più appannaggio degli addetti ai lavori. Adesso, invece, rimbalza di bocca in bocca nei quattro angoli del pianeta.

In cosa consiste, dunque, la fusione nucleare? E quale potrebbe essere il rischio reale per la centrale di Fukushima?

Il pericolo che si cerca di arginare sta nel controllo del calore prodotto dalle barre di combustibile. Le centrali sono in regolare esercizio quando l'impianto di raffreddamento, ad acqua, impedisce che le barre di uranio (ad altissima temperatura per via delle reazioni nucleari controllate) si surriscaldino. Durante le normali fasi di lavoro, le barre di combustibile riscaldate portano acqua a temperatura elevata e generano vapore che muove una serie di turbine. Si produce, così, energia elettrica.

Il problema che si verifica a Fukushima sta proprio qui: a causa del terremoto – tsunami, non viene più prodotta energia; tuttavia, le barre di combustibile continuano a riscaldarsi e generano vaste quantità di calore, a causa del fatto che negli impianti in pericolo i sistemi di raffreddamento non sono in funzione da venerdì. Dall'improvviso calo del livello dell'acqua di raffreddamento, le barre si sono surriscaldate a livelli inauditi. Da qui l'inizio di fusione che ha interessato i tre reattori.

La mossa immediata dei tecnici giapponesi ha consistito nel versamento di acqua di mare all'interno dei reattori. Con questo sistema, che di fatto ha messo a rischio la possibilità di utilizzare ancora la centrale, si intendeva raffreddare con rapidità le barre di uranio. Tuttavia, come si è visto, il “trucco” non è servito completamente.

Ciò ha causato, come previsto ieri dai tecnici, la serie di piccole esplosioni che hanno causato la rottura dei rivestimenti della centrale e l'irradiazione, nell'atmosfera, di sostanze ad elevata concentrazione di radiazioni.

E’ allarme per le radiazioni nell’atmosfera

E infatti la radioattività intorno alla centrale nucleare danneggiata è salita sensibilmente e si teme ora che il vento radioattivo di basso livello possa raggiungere anche Tokyo, a circa 240 chilometri a sud di Fukushima Daiichi. L’agenzia Kyodo ha riferito, ad esempio, che i livelli di radiazioni nella città di Maebashi, distante 100 chilometri dall’impianto, sono 10 volte sopra i livelli normali

Intanto il primo ministro Naoto Kan ha invitato le persone entro 30 km dall’impianto atomico di restare a casa e non sprecare elettricità. "Stiamo facendo ogni sforzo per evitare che la fuoriuscita si allarghi. So che le persone sono molto preoccupate ma vorrei chiedervi di agire con calma" è l’appello di Kan alla nazione.

Dalle ultime agenzie però sembra che la situazione stia migliorando e che i livelli di radiazioni, dopo l’impennata di queste ore, siano scesi nella zona circostante la centrale nucleare. Lo ha riferito il governo giapponese che alle 7 e 30 ora italiana ha fatto sapere attraverso il portavoce Yuko Edano che le radiazioni sono scese a 596,4 microsievert, quasi 700 volte in meno dei livelli registrati subito dopo le due esplosioni nei reattori.

Ma la gente ora ha seriamente paura e a Tokyo le persone stanno affollando i negozi per fare le scorte. Lo spettro di Chernobyl nonostante le rassicurazioni si fa sempre più vivo.


(Fonte: http://www.greenme.it)

9 marzo 2011
Bloccato lo spot del Forum Nucleare. Giurì: è ingannevole

Lo spot promosso dal Forum Nucleare è ingannevole. Noi lo abbiamo denunciato subito, ma ora al nostro parere si è aggiunto quello del Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria che ha chiesto il blocco della messa in onda dello spot.

Lo spot, trasmesso a dicembre su tutte le televisioni nazionali, usava la metafora della partita a scacchi in cui due opposte visioni si affrontano: una favorevole al nucleare e l'altra contraria.
L'intenzione apparente era quella di promuovere un dibattito aperto e spregiudicato sul tema nucleare. L'inganno reale era invece che lo spot cercava di pilotare un'opinione precisa creando un pregiudizio pronucleare.

Andando a  vedere chi erano i finanziatori dell'iniziativa - furbamente non dichiarati all'interno dello spot - si intuisce facilmente a quale mulino lo spot voleva tirare. Tra i soci del Forum Nucleare, ufficialmente un' associazione no-profit, troviamo i nomi noti dell'industria nucleare: Enel, Edf (Électricité de France), Ansaldo Nucleare, E.On Italia... Sono loro ad aver investito i 6 milioni di euro necessari per "stimolare" il dibattito nelle case degli italiani.

La risposta di Greenpeace

A gennaio rispondiamo con un contro spot e un sito web nei quali  - senza il bisogno di nascondere il nostro nome - mettiamo in evidenza le contraddizioni della campagna pubblicitaria del Forum.

In particolare:

  • “Le scorie si possono gestire in sicurezza”. E da quando? In sessant'anni l'industria nucleare non ha ancora trovato una soluzione per la gestione di lungo termine dei rifiuti nucleari;
  • “Tra 50 anni non potremo contare solo sui combustibili fossili”. È vero, ma anche l’uranio è limitato;
  • “Le fonti rinnovabili non bastano”. Sicuro? Uno scenario energetico 100% rinnovabile è possibile, come dimostrano analisi dell’Ue e dell’industria.

Il video, lanciato sul web senza gli ingenti investimenti pubblicitari del Forum Nucleare, è rimbalzato sulla rete grazie al passa parola, raggiungendo le 200.000 visite. Un buon risultato per noi, ma niente in confronto ai numeri raggiunti grazie alla televisione.

Il presidente del Forum Nucleare Chicco Testa, noto nuclearista italiano e già presidente di Enel, aveva dichiarato: «La nostra è un'iniziativa molto equilibrata. Dubito che una campagna pubblicitaria di Greenpeace, ad esempio, saprebbe essere altrettanto onesta intellettualmente».

A parte ogni considerazione sull'"onestà intellettuale" di Chicco Testa, vista la decisione del Giurì sarebbe adesso il caso di trasmettere anche il nostro spot in televisione, per avere un vero equilibrio nella discussione sul ritorno del nucleare in Italia.

 Entra in azione

Il 2011 è un anno cruciale per fermare lo sviluppo del nucleare in Italia. Tra pochi mesi (la data non è stata ancora fissata) si terrà un referendum che può fermare i nuovi progetti di centrali nucleare per sempre. L'industria nucleare si sta già muovendo con un'imponente campagna pubblicitaria e di convincimento.

Non farti contagiare, opponiti al nucleare. Aiutaci a contrastare la propaganda nucleare: scarica la pubblicità, condividila sul tuo profilo Facebook, inoltrala per e-mail ai tuoi contatti.     


(Fonte: http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Bloccato-lo-spot-del-Forum-Nucleare/)
SOCIETA'
2 marzo 2011
Le rinnovabili spiazzano Governo e filo nuclearisti

La potenza installata da fonti rinnovabili nel 2010 avrà una produzione potenziale di oltre 10 TWh all’anno, la stessa che sarebbe ipoteticamente producibile nel 2022 da un reattore nucleare EPR. E' questo che ha portato all'irrigidimento del Governo? (L'editoriale di Gianni Silvestrini.)

Doveva essere uno strumento per definire le modalità di raggiungimento degli obbiettivi verdi al 2020. In realtà, la bozza di Decreto legislativo che giovedì verrà definitivamente approvato dal Consiglio dei ministri rischia al contrario diparalizzare lo sviluppo delle rinnovabili nel nostro paese. Basti pensare al blocco degli incentivi fotovoltaici una volta raggiunto il tetto degli 8.000 MW contenuto nell’ultima bozza circolata. In realtà tutto fa pensare che alla fine si arriverà ad un compromesso eliminando gli elementi più negativi del provvedimento. Nel corso dell’ultima settimana, infatti, si è registrata una vera sollevazione da parte degli ambientalisti e del mondo imprenditoriale delle rinnovabili. Era già successo un paio di anni fa quando Tremonti tentò di eliminare le detrazioni fiscali del 55% e anche allora il governo tornò indietro.

Ma a cosa si può imputare l’irrigidimento del governo? Indubbiamente ha giocato un ruolo importante il boom fotovoltaico dello scorso anno provocato dallo sciagurato decreto “salva Alcoa” e dagli incentivi troppo alti. Da tempo andiamo dicendo che occorre fare una seria riflessione sul contenimento degli incentivi per garantire una loro diffusione economicamente sostenibile. Il modello, ancora una volta viene dalla Germania dove proprio nei giorni scorsi è stato approvato uno schema di riduzione degli incentivi fotovoltaici legato alla dinamica reale delle installazioni.

Ma a preoccupare il governo sono stati anche i numeri sorprendenti della produzione verde. Anche se il valore definitivo della potenza degli impianti a fonti rinnovabili installati nel 2010 si saprà solo fra qualche mese, si può stimare una produzione potenziale di oltre 10 TWh all’anno. Cioè la potenza verde installata lo scorso anno è in grado di generare una quantità di elettricità analoga a quella che sarebbe ipoteticamente producibile nel 2022 dal primo dei reattori nucleari EPR che si vorrebbero installare in Italia. Si tratta del 3% della domanda elettrica del paese, un risultato eccezionale dopo un lungo periodo di calma piatta per le rinnovabili, interrotto solo un paio di anni fa quando è iniziato il loro risveglio.

E’ evidente che questi numeri preoccupano i filonucleari per due motivi: la soglia del 25% di copertura della domanda elettrica con le rinnovabili, previsto dal governo al 2030 (con un'analoga quota di nucleare) potrebbe arrivare già nei prossimi anni, rendendo problematico l’inserimento di nuova elettricità nucleare. Inoltre il carico nella bolletta elettrica degli incentivi verdi renderà difficile ricavare lo spazio per sovvenzionare il nucleare, unica possibilità perché qualche azienda elettrica decida di affrontare i rischi di questa avventura.

In conclusione, la crescita delle rinnovabili deve continuare concordando una ragionevole riduzione degli incentivi e rafforzando la crescita in atto di un tessuto di imprese verdi.

SOCIETA'
11 ottobre 2010
Carotaggi nei Campi Flegrei, gli esperti: «Trivelle non presentano nessun rischio»

NAPOLI (11 ottobre) - Incontro positivo, oggi, tra i ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e alcuni membri della municipalità di Bagnoli in merito al programma internazionale di perforazione «Campi Flegrei Deep Drilling Project» (Cfddp), in vista del quale il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, si è rivolta alla Protezione Civile. 

«Abbiamo fornito ad alcuni membri della municipalità di Bagnoli, che ce lo hanno chiesto, tutte le assicurazioni relative alla sicurezza», ha detto il coordinatore del progetto, Giuseppe De Natale. «Alla luce di alcune notizie allarmistiche uscite in questi giorni, alcuni gruppi della municipalità di Bagnoli ci hanno chiesto un incontro per capire natura e obiettivi del progetto», ha detto De Natale.

«Abbiamo spiegato che non si tratta di un'attività di tipo industriale, ma di un progetto scientifico volto a mitigare il rischio vulcanico nell'area attraverso lo studio delle proprietà delle rocce». Il progetto, ha aggiunto l'esperto, «prevede inoltre la collocazione di sensori all'interno del pozzo in modo da migliorare enormemente la sensibilità dei sistemi di monitoraggio». 

Un incontro ufficiale con l'intera municipalità di Bagnoli era stato comunque già fissato per il 19 ottobre. Sul progetto De Natale ha detto inoltre che la prima parte della perforazione, che prevede un pozzo pilota di 500 metri «non presenta assolutamente nessun rischio» e che «anche in questa fase sono state comunque adottate tutte le misure volte a garantire la massima sicurezza sul cantiere». 

Il pozzo vero e proprio, previsto per la primavera 2011 e che dovrebbe raggiungere circa 4 chilometri di profondità, «non presenta particolari rischi e, contrariamente ad alcune delle obiezioni sollevate in questi giorni, non raggiungerà assolutamente la camera magmatica. In ogni caso, due volte è accaduto che una perforazione toccasse il magma, per esempio nelle Hawaii nel 2005 e in Islanda nel 2009. In entrambi i casi non è accaduto alcun incidente particolare, anzi in Islanda stanno producendo con quel pozzo energia elettrica».

I tempi per la perforazione pilota, ha detto ancora De Natale, dipendono dal parere del sindaco: «Saremmo stati pronti a partire domani con una prima trivellazione fino a 30 metri per proseguire il 22 novembre e scendere fino a 500 metri. A questo punto, attendiamo fiduciosi che il Sindaco, e quindi Bagnolifutura, prendano atto che non c'è assolutamente nessun rischio; se ciò avverrà in tempi brevi, potremo confermare almeno la data del 22 novembre, in caso contrario dovrà esserci un rinvio».


(Fonte: Il Mattino)

SOCIETA'
6 ottobre 2010
Carotaggio nei Campi Flegrei, l'allarme Usa «Se perforate il suolo, rischio eruzione»
La foto pubblicata sulla rivista Popular Science

NAPOLI (6 ottobre) - Allarme internazionale sul progetto di perforazione dei Campi flegrei per ottenere nuove fonti di energia: attenzione, c’è il rischio di innescare reazioni a catena, il vulcano potrebbe addirittura esplodere 
. A lanciare l’Sos due media americani, 
Popular Science(con tanto di foto che riproduce l'eruzione del Vesuvio) el’autorevole rivista scientifica Nature: il primo con un articolo di Clay Dillow invita i napoletani «a trattenere il respiro» mettendo in guardia contro la possibilità che la trivella intercetti del magma sotto alta pressione perchè - spiega il giornale - teoricamente si potrebbe provocare una eruzione. E Nature non è da meno: nel mirino sempre il magma che secondo la rivista potrebbe causare esplosioni o una serie di piccole scosse di terremoto potenzialmente molto pericolose. Il responsabile del progetto, Giuseppe De Natale, ribadisce però le rassicurazioni già fornite in passato: non c’è nessun pericolo, le trivellazioni non procureranno danni.


(Fonte: "Il Mattino")


Considerazione personale: nel campo delle rinnovabili troviamo spesso e volentieri gli interessi della camorra. Ora non vorrei essere additata come "malpensante" (non che mi tanga), ma se si riuscisse a portare aventi un progetto di tale portata Napoli diverrebbe la capitale per la produzione di energia pulita.. Addio al nucleare a tutti quelli che vi speculerebbero dunque?!

SOCIETA'
23 agosto 2010
Nucleare, vicolo cieco

Lo sfruttamento di un giacimento d'uranio rischia di devastare la val Seriana, in Lombardia. Un progetto abbandonato negli anni 80, oggi potrebbe ripartire, sull'onda delle nuove centrali

Cumuli di scarti minerari radioattivi, strade intasate dal traffico dei camion, falde acquifere contaminate, terreni senza più valore. Tutt'intorno l'aria è appesantita dalla polvere delle pietre frantumate e dalle esalazioni dei solventi. L'immagine di un luogo devastato perseguita da oltre cinquant'anni gli abitanti di Novazza e dei vicini paesi dell'alta valle Seriana, in provincia di Bergamo, ed è ricomparsa all'improvviso da quando il Governo ha deciso di tornare al nucleare. Il fantasma è arrivato con la scoperta di un piccolo "tesoro" nascosto tra le montagne: il più grande giacimento di uranio in Italia, che dal versante orobico si estende alla vicina val Vedello, in provincia di Sondrio. Circa quattro milioni di tonnellate di roccia nascosti sotto prati e boschi, che contengono minuscole parti (con un tenore medio dello 0,1 per cento) di uranio (U38), metallo radioattivo usato come combustibile per le centrali nucleari e come materia prima per le armi atomiche.

I primi a trovare il "tesoro" furono gli americani, all'inizio degli anni Cinquanta. Un decennio dopo l'Agip nucleare (società dell'Eni) cominciò le prime attività esplorative. Le ricerche del materiale continuarono a fasi alterne -con un totale di 11 chilometri di gallerie scavate- fino al 1983, quando l'Eni decise di abbandonare il progetto perché poco conveniente dal punto di vista economico. Da allora nessuno ha mai più toccato il giacimento anche grazie alla strenua resistenza messa in atto dagli abitanti della zona che fin dagli anni Settanta si sono opposti allo sfruttamento del filone di uranio. L'estrazione del minerale, infatti, avrebbe conseguenze negative sull'intera area circostante. Come spiega Enrico Guazzoni, geologo della Sigea (Società italiana di geologia ambientale), data la piccola percentuale di uranio presente nelle rocce, una prima lavorazione del materiale cavato dovrebbe essere fatta necessariamente sul posto perché è impensabile portare volumi di pietra così consistenti troppo lontano. Servirebbe quindi un laboratorio vicino al giacimento dove frantumare i massi in granelli di qualche millimetro. Questa polvere fine dovrebbe poi essere "aggredita" con acido solforico: così si riuscirebbe ad estrarre il metallo utile, che poi dovrebbe essere trattato con altre sostanze per arrivare alla cosiddetta "torta gialla" (yellow cake), il materiale da inviare ai centri di arricchimento. "Inevitabilmente -sottolinea Guazzoni- l'acido impiegato finirebbe almeno in parte nell'ambiente circostante, con effetti devastanti in un'area a vocazione turistica come quella della valle Seriana". Un altro problema, non certo secondario, è quello dei cosiddetti "inerti" trattati. Si tratta degli scarti di roccia che, pur non essendo abbastanza ricchi di uranio, contengono comunque tracce del metallo e degli altri membri della sua famiglia. Elementi come il torio, il polonio, il radio e il radon, gas inerte e radioattivo, estremamente dannoso se respirato. "Trovare un luogo dove collocare gli inerti -spiega Guazzoni-, sarebbe di per sé un problema di nocività ambientale, per la radioattività residua e per la contaminazione con acidi" (vedi box a pagina 14).Dopo l'abbandono delle attività esplorative da parte dell'Eni, l'ipotesi di una riapertura delle gallerie esplorative sembrava sepolta per sempre. Poi, nel 2006, la Metex Resources Ltd, una società mineraria australiana, fece domanda alla Regione Lombardia per ottenere la concessione di estrazione dell'uranio sul versante bergamasco: l'azienda stimava di poter ottenere 1.500 tonnellate di materiale "pulito" dal "Novazza uranium project" (che prende il nome del paese dove c'è l'imbocco della miniera). La Regione Lombardia, sollecitata da una forte protesta popolare, bocciò la richiesta nell'ottobre dello stesso anno. La decisione venne accompagnata anche da un decreto regionale che specificava che ulteriori istanze di permesso di ricerca o di concessione mineraria dell'uranio avrebbero ricevuto il parere negativo da parte della Regione. Soltanto due anni dopo, però, la questione venne riaperta: Corrado Fabi, ex presidente degli industriali della provincia di Sondrio, annunciò l'intenzione della Valtellina di puntare allo sfruttamento dei giacimenti di uranio in Val Vedello. Un'ipotesi che non sembrava dispiacere nemmeno all'allora presidente della Confindustria di Bergamo Alberto Barcella. Secondo Guazzoni, però, "se si pensa che la popolazione locale, che vive di turismo, è unanimemente contraria a qualsiasi idea di estrazione, al di là delle collocazioni politiche, si capisce come la strada sia economicamente impercorribile. Inoltre la quantità di materiale estraibile non risulta così interessante rispetto alle grandi miniere presenti in Australia, Canada, Kazakhstan, Niger e in altre parti del mondo". Per il geologo, una volta entrate in funzione le centrali nucleari che il Governo vuole realizzare, "sarebbe molto più conveniente comprare il combustibile pronto all'estero, come si fa con il petrolio". Ma c'è anche chi teme che, data la scarsa quantità di uranio esistente sulla Terra, esauribile -secondo le stime più ottimistiche- entro un secolo, l'ipotesi di uno sfruttamento della miniera non sia poi così remota, anche perché il prezzo del materiale è destinato ad aumentare.Senza contare poi che, a causa della crisi economica che ha investito la valle Seriana e che ha portato alla chiusura di gran parte delle fabbriche tessili, una parte degli abitanti potrebbe vedere nell'apertura della miniera un'occasione per trovare un'occupazione.

 

Il segreto dei  siti

i siti dove sorgeranno le nuove centrali nucleari italiane sono già stati definiti, ma il Governo li renderà noti al Paese soltanto dopo le elezioni regionali. La denuncia arriva dal presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli: "Enel e Edf consegneranno la lista dei siti solo dopo le votazioni. Questa strategia è stata decisa dopo il passo falso commesso dall'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti, che in una trasmissione televisiva del 5 dicembre affermò che i siti erano stati individuati ma che non li avrebbe mai detti nemmeno sotto tortura". Enel-Edf hanno identificato come siti potenziali per i reattori -secondo Bonelli- "Monfalcone (Friuli Venezia Giulia), Chioggia (Veneto), Caorso (Emilia- Romagna), Fossano e Trino (Piemonte), Scarlino (Toscana), San Benedetto del Tronto (Marche), Montalto di Castro e Latina (Lazio), Termoli (Molise), Mola di Bari e un sito tra Nardò e Manduria (Puglia), Scanzano Ionico (Basilicata), Oristano (Sardegna), Palma (Sicilia)". Forse a causa della campagna elettorale ancora in corso, sono molte le Regioni che non vogliono (o dicono di non volere) ospitare le centrali nucleari. Ma la loro capacità di azione sarà quasi nulla di fronte a quella del governo. Infatti, come viene specificato nel decreto approvato lo scorso 10 febbraio (titolo II, articolo 4): "La costruzione e l'esercizio di impianti nucleari sono considerate attività di preminente interesse statale e come tali soggette ad autorizzazione unica che viene rilasciata con decreto del ministero dello Sviluppo economico" con i ministeri dell'Ambiente e delle Infrastrutture".E, come viene puntualizzato nell'articolo 13 dello stesso decreto (al comma 15), "l'autorizzazione unica costituisce variante agli strumenti urbanistici e sostituisce ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso e atto amministrativo, comunque denominati, previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo a costruire ed esercire l'impianto in conformità al progetto approvato". Per dare maggior forza all'azione dello Stato, inoltre, il 4 febbraio scorso il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l'installazione di impianti nucleari nei loro territori. La decisione è stata presa su proposta del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, d'intesa con il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto. "Le tre leggi regionali -ha spiegato Scajola- intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l'esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente, della sicurezza interna e della concorrenza (articolo 117 comma 2 della Costituzione). Non impugnare le tre leggi costituirebbe un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese". Scajola ha poi preannunciato che "il governo impugnerà tutte le eventuali leggi regionali che dovessero strumentalmente legiferare su questa materia, strategica per il Paese".

L'atomo nelle diocesiIl titolo è innocente: Energia per il futuro. Il contenuto, invece, ha il sapore della propaganda. Basta leggere l'introduzione di questa brochure di 52 pagine, distribuita con i settimanali diocesani di Veneto, Toscana, Trento, Rimini e Agrigento (per un totale di 200mila copie) per promuovere il ritorno dell'Italia al nucleare, per rendersene conto. "Recentemente anche Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in veritate ha fatto riferimento a questa energia del futuro, esaltando la capacità dell'uomo di progredire". E sotto: "La Santa sede è favorevole e sostiene l'uso pacifico di energia nucleare". L'opuscolo, realizzato da Mabq (www.mabq.com, agenzia di comunicazione "legata al mondo della Chiesa") con la collaborazione anche di un docente del Politecnico di Milano, esalta i pregi dei reattori di terza generazione, cercando di convincere il lettore della necessità e dell'efficacia del ritorno all'atomo. "La sicurezza degli impianti -si legge - è testimoniata dal fatto che una grande centrale giapponese ha resistito due anni fa a scosse del settimo grado della scala Richter, di molto superiori al terremoto dell'Aquila". E rassicura i fedeli anche in merito alle radiazioni subite da chi vive vicino a una centrale: secondo i devoti dell'atomo equivarrebbero a quelle subite "in un solo volo aereo continentale". Il giornaletto intima poi di dimenticare l'incubo di Chernobyl, "caso non assimilabile alla realtà occidentale" e considerare, invece, che "le bollette dell'energia elettrica saranno più leggere e costeranno il 30% in meno di adesso". Segue poi il gran finale: anche Obama ha scelto di rifinanziare il nucleare per la green economy. Perché l'Italia dovrebbe essere da meno? Il pamphlet non è piaciuto però a molti fedeli, che si sono ribellati, protestando con alcuni dei parroci delle diocesi in questione. Ne è nato un acceso dibattito che ha lasciato tracce anche in rete. Mabq spiega che si tratta di un "prodotto editoriale" realizzato a proprie spese per invogliare eventuali imprenditori interessati al nucleare, come Enel, oppure istituzioni, come il ministero delle Infrastrutture, a comprarlo. Le parrocchie erano solo un banco di prova.

 

La Francia contaminata dagli scarti

 Nel febbraio dello scorso anno è stato trasmesso sulla rete France 3 il documentario dal titolo Lo scandalo della Francia contaminata (a questo link potete vederlo coi sottotitoli in italiano: www.wikio.it/video/1523025). L'inchiesta, passata sotto assoluto silenzio in Italia, racconta di come gli scarti delle miniere di uranio francesi siano stati usati, negli ultimi trent'anni, per realizzare opere infrastrutturali ed edifici. Le responsabilità dello scandalo sono da imputare secondo gli autori alle società di controllo e di gestione dei lavori di estrazione e bonifica: la Cea (Commissariato dell'energia atomica) e la Cogema (Compagnia generale delle materie radioattive), due aziende statali (Cogema, da tre anni, è diventata Areva, detenuta al 93% dallo Stato francese). Lo scandalo raccontato nel documentario era già stato reso noto nel 2007 dal Criirard (Commissione di ricerca e informazione indipendente sulla radioattività), che pubblicò un rapporto nel quale si stimava che soltanto nella cittadina di Gueugnon, in Borgogna, erano presenti, nell'area attorno allo stadio, circa 225mila tonnellate di materiali di scarto dell'industria statale Cogema. L'inchiesta televisiva racconta che di casi come questo ne esistono quasi un centinaio in Francia (nel Paese di Sarkozy, negli ultimi 50 anni, sono state sfruttate circa 210 miniere di uranio). Tra i più eclatanti ci sono quelli di Saint Pierre e di Limoges. Il primo è un piccolo paese costruito sopra un giacimento esaurito di uranio, dove sono ancora presenti 600mila tonnellate di rifiuti della lavorazione. Il secondo, invece, è un capoluogo regionale. L'acqua potabile di Limoges, dove vivono 240mila persone, arriva da tre bacini idrici. Uno di questi è contaminato dai fanghi radioattivi. Nonostante la Cogema, dopo le proteste del Comune, abbia rimosso 50mila metri cubi di fanghi radioattivi da uno degli stagni sotto accusa, l'acqua continua a restare inquinata. Secondo gli esperti, l'uranio presente nel terreno, e i suoi materiali di decadimento, prima di perdere la radioattività impiegheranno anche 4,5 miliardi di anni.

 

Salute a rischio

Secondo molti scienziati il ciclo di produzione dell'energia atomica, dall'estrazione dell'uranio allo stoccaggio delle scorie, aumenta il livello di radiazioni presenti nell'ambiente. Come spiega Giuseppe Miserotti dell'Isde (International society of doctors for the environment, www.isde.it) e presidente dell'ordine dei medici di Piacenza, "dato che l'uranio emette radon, che è un gas radioattivo, e altri prodotti di decadimento, sempre radioattivi, l'estrazione del minerale presenta una serie di pericoli non trascurabili". I primi a fare i conti con i danni dell'uranio sono i minatori: "Negli Stati Uniti -spiega Miserotti- molti degli indiani Navajos, che negli anni Cinquanta lavoravano come minatori dell'uranio, si sono ammalati e sono morti di cancro al polmone. Solo nel 1990 il governo ha riconosciuto ai discendenti il beneficio di una legge per il danno arrecato". Si è poi visto che gli scarti minerari che sono stati impiegati illegalmente per la costruzione di edifici e strade (come è accaduto in Francia e in Niger) "hanno una radioattività 100 volte superiore a quella di fondo".Non va meglio per chi vive vicino a una centrale. "Nel settembre 2009 -spiega Miserotti- è stata pubblicata su Environemntal Health, una prestigiosa rivista di salute ambientale, un fondamentale studio di Ian Fairlie ("Childhood leukemias near nuclear power stations") da cui si evince che nelle vicinanze di una centrale si ha un aumento delle leucemie infantili, 2,2 volte maggiore rispetto alle attese. E c'è un aumento di 1,6 volte dei tumori infantili di tipo embrionale. 'Piccole dosi' di radiazioni assunte dalla donna durante la gravidanza 'condizionerebbero' già nel feto la maggiore suscettibilità a contrarre leucemia dopo la nascita".Se poi accade un incidente grave, allora è meglio seguire i consigli del più famoso volantino antinucleare diffuso negli Usa: "Un bacio al bimbo, e addio".A Chernobyl, ad esempio, secondo il vicecapo della Radioprotezione ucraina, Nikolai Omelyanetes, i morti di cancro solo tra i soccorritori e tra chi fece le bonifiche ambientale furono 34.500. La mortalità infantile aumentò del 30%. Le zone contaminate sono quelle a più alta incidenza di cancro della tiroide del mondo. I danni al tessuto sociale ed economico sono incalcolabili: un'area di circa 6mila chilometri quadrati non potrà essere utilizzata per un secolo dall'uomo, perché troppo contaminata.

 

Tutto in deroga

 Il Governo ha un asso nella manica per velocizzare la reintroduzione del nucleare: il suo nome è Guido Bertolaso.Il capo della protezione civile, grazie al decreto legge "anticrisi", quello varato dal Consiglio dei ministri il 26 giugno 2009, ha anche il compito "della gestione di interventi sulla trasmissione e distribuzione dell'energia": è sufficiente la nomina di un "commissario delegato" per poter utilizzare "mezzi e poteri straordinari in deroga alle competenze delle altre amministrazioni locali". A Bertolaso, dunque, basta una firma per bypassare consigli comunali e comitati di cittadini. Il capo della (super)Protezione civile, ad esempio, potrebbe velocizzare l'inizio dei lavori programmati da Terna, la società proprietaria della rete di trasmissione nazionale di energia elettrica ad alta tensione, che controlla circa 60mila chilometri di linee in tutto il Paese (per il 29,9% la società è di proprietà statale). Per il ritorno all'atomo, Terna ha stanziato investimenti per 3,4 miliardi di euro fino al 2013. I lavori di Terna, però, procedono a rilento a causa di quei "freni autorizzativi", come spiega la stessa società, posti soprattutto dagli enti locali.

 

Costano 6 miliardi

Se l'obiettivo del Governo è quello di tornare al nucleare per ridurre la dipendenza energetica da altri combustibili fossili, dovrà riuscire a costruire e a rendere funzionanti almeno 10 centrali. Agli italiani questa decisione costerà non poco. Secondo l'Enea, il costo dell'Epr (il reattore europeo di terza generazione) è di oltre 3 miliardi di euro. Una stima destinata a salire: "Una ricerca di Citigroup -dice Andrea Lepore, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace- spiega che una centrale Epr non può costare meno di 5 miliardi di euro, e con i ritardi si arriva anche a sei. Soldi che andranno, per la maggior parte, ad imprese straniere, come la francese Areva, dato che il 60% dei lavori riguarderà la realizzazione del reattore". Il Comune di Caorso (Pc), intanto, non ha ancora ricevuto i fondi per la dismissione dell'impianto che ha funzionato negli anni 60 e 70: circa 150 milioni di euro, come ha detto nei giorni scorsi il sindaco Fabio Callori, presidente della consulta Anci dei comuni sede di servitù nucleare.

?

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2337&fromCatDet=59

POLITICA
2 marzo 2009
Ci sarebbero tante cose da dire
Buon Marzo a tutti cari lettori!

Oggi potrei e dovrei parlarvi di tante cose.

Dovrei parlare dell'acqua che è stata privatizzata..
Cosa che feci anche poco dopo che accadesse, ma non importò a nessuno!

Dovrei parlare del nucleare.. che non ci conviene per i suoi costi, per il fatto che stanno scarseggiando le risorse per questo tipo di energia,
e perchè non sappiamo dove mettere le scorie (che avveleneranno la nostra terra).
Non so voi, ma io quando i politici dicono che sanno loro come fare mi sento male, mi si accappona la pelle..
i paesi del terzo mondo si fanno pagare per prendere le scorie.. e noi gliele vendiamo anche, come se il fatto che si avvelenino con le nostre immondizie.. giorno dopo giorno non ci riguardasse! E' stato fatto dal nord al sud Italia figuramoci se è il caso di preoccuparsi di cosucce come l'Africa!
Ma la terra è una sola.. il fatto che sia avvelenata solo in alcune zone non salva tutte le altre!

Dovrei parlare di disinformazione e pigrizia.
Gli Italiani non leggono più queste cose.. gli fa troppo male, pensano di non poter rimediare e che sia più prudente farsi i fatti propri!
Spero che cambino tutti idea.. che decidano di lottare, non tanto per la loro terra, ma per quella che stanno sottraendo ai loro figli.. ( "La terra non l'abbiamo ereditata dai nostri genitori, ma l'abbiamo presa in prestito dai nostri figli.")

Bisognerebbe parlare dell'obbligo in Europa di utilizzare e seminare ogm..
ogm che danneggiano gli ambienti acquatici uccidendo gli insetti, ne consegue che i pesci e gli altri animali che se ne nutrono non sapranno più cosa mangiare.. così coloro che non si adatteranno si estingueranno..

Bisognerebbe parlare delle notizie utili solo a distrarre i cittadini e a fomentare la paura.. così che gli italiani presi dal panico si affidino allo stato.

Ci sarebbero tante cose da dire.. ma nessuno le leggerebbe quindi è inutile sprecare fiato.
Gli unici che leggono queste cose e lottano perchè non avvengano.. perchè siano in qualche modo fermate sono coloro che già sanno!
Io continuerò la mia battaglia e spero di vincerla per tutti noi!
=(   Aprite gli occhi fratelli miei.. ma fate presto, o non ci sarà nulla da vedere al vostro risveglio..

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permalink | inviato da senzaregole il 2/3/2009 alle 12:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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