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Io della vita non ho capito un cazzo
9 marzo 2011
Bloccato lo spot del Forum Nucleare. Giurì: è ingannevole

Lo spot promosso dal Forum Nucleare è ingannevole. Noi lo abbiamo denunciato subito, ma ora al nostro parere si è aggiunto quello del Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria che ha chiesto il blocco della messa in onda dello spot.

Lo spot, trasmesso a dicembre su tutte le televisioni nazionali, usava la metafora della partita a scacchi in cui due opposte visioni si affrontano: una favorevole al nucleare e l'altra contraria.
L'intenzione apparente era quella di promuovere un dibattito aperto e spregiudicato sul tema nucleare. L'inganno reale era invece che lo spot cercava di pilotare un'opinione precisa creando un pregiudizio pronucleare.

Andando a  vedere chi erano i finanziatori dell'iniziativa - furbamente non dichiarati all'interno dello spot - si intuisce facilmente a quale mulino lo spot voleva tirare. Tra i soci del Forum Nucleare, ufficialmente un' associazione no-profit, troviamo i nomi noti dell'industria nucleare: Enel, Edf (Électricité de France), Ansaldo Nucleare, E.On Italia... Sono loro ad aver investito i 6 milioni di euro necessari per "stimolare" il dibattito nelle case degli italiani.

La risposta di Greenpeace

A gennaio rispondiamo con un contro spot e un sito web nei quali  - senza il bisogno di nascondere il nostro nome - mettiamo in evidenza le contraddizioni della campagna pubblicitaria del Forum.

In particolare:

  • “Le scorie si possono gestire in sicurezza”. E da quando? In sessant'anni l'industria nucleare non ha ancora trovato una soluzione per la gestione di lungo termine dei rifiuti nucleari;
  • “Tra 50 anni non potremo contare solo sui combustibili fossili”. È vero, ma anche l’uranio è limitato;
  • “Le fonti rinnovabili non bastano”. Sicuro? Uno scenario energetico 100% rinnovabile è possibile, come dimostrano analisi dell’Ue e dell’industria.

Il video, lanciato sul web senza gli ingenti investimenti pubblicitari del Forum Nucleare, è rimbalzato sulla rete grazie al passa parola, raggiungendo le 200.000 visite. Un buon risultato per noi, ma niente in confronto ai numeri raggiunti grazie alla televisione.

Il presidente del Forum Nucleare Chicco Testa, noto nuclearista italiano e già presidente di Enel, aveva dichiarato: «La nostra è un'iniziativa molto equilibrata. Dubito che una campagna pubblicitaria di Greenpeace, ad esempio, saprebbe essere altrettanto onesta intellettualmente».

A parte ogni considerazione sull'"onestà intellettuale" di Chicco Testa, vista la decisione del Giurì sarebbe adesso il caso di trasmettere anche il nostro spot in televisione, per avere un vero equilibrio nella discussione sul ritorno del nucleare in Italia.

 Entra in azione

Il 2011 è un anno cruciale per fermare lo sviluppo del nucleare in Italia. Tra pochi mesi (la data non è stata ancora fissata) si terrà un referendum che può fermare i nuovi progetti di centrali nucleare per sempre. L'industria nucleare si sta già muovendo con un'imponente campagna pubblicitaria e di convincimento.

Non farti contagiare, opponiti al nucleare. Aiutaci a contrastare la propaganda nucleare: scarica la pubblicità, condividila sul tuo profilo Facebook, inoltrala per e-mail ai tuoi contatti.     


(Fonte: http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Bloccato-lo-spot-del-Forum-Nucleare/)
SOCIETA'
2 marzo 2011
Le rinnovabili spiazzano Governo e filo nuclearisti

La potenza installata da fonti rinnovabili nel 2010 avrà una produzione potenziale di oltre 10 TWh all’anno, la stessa che sarebbe ipoteticamente producibile nel 2022 da un reattore nucleare EPR. E' questo che ha portato all'irrigidimento del Governo? (L'editoriale di Gianni Silvestrini.)

Doveva essere uno strumento per definire le modalità di raggiungimento degli obbiettivi verdi al 2020. In realtà, la bozza di Decreto legislativo che giovedì verrà definitivamente approvato dal Consiglio dei ministri rischia al contrario diparalizzare lo sviluppo delle rinnovabili nel nostro paese. Basti pensare al blocco degli incentivi fotovoltaici una volta raggiunto il tetto degli 8.000 MW contenuto nell’ultima bozza circolata. In realtà tutto fa pensare che alla fine si arriverà ad un compromesso eliminando gli elementi più negativi del provvedimento. Nel corso dell’ultima settimana, infatti, si è registrata una vera sollevazione da parte degli ambientalisti e del mondo imprenditoriale delle rinnovabili. Era già successo un paio di anni fa quando Tremonti tentò di eliminare le detrazioni fiscali del 55% e anche allora il governo tornò indietro.

Ma a cosa si può imputare l’irrigidimento del governo? Indubbiamente ha giocato un ruolo importante il boom fotovoltaico dello scorso anno provocato dallo sciagurato decreto “salva Alcoa” e dagli incentivi troppo alti. Da tempo andiamo dicendo che occorre fare una seria riflessione sul contenimento degli incentivi per garantire una loro diffusione economicamente sostenibile. Il modello, ancora una volta viene dalla Germania dove proprio nei giorni scorsi è stato approvato uno schema di riduzione degli incentivi fotovoltaici legato alla dinamica reale delle installazioni.

Ma a preoccupare il governo sono stati anche i numeri sorprendenti della produzione verde. Anche se il valore definitivo della potenza degli impianti a fonti rinnovabili installati nel 2010 si saprà solo fra qualche mese, si può stimare una produzione potenziale di oltre 10 TWh all’anno. Cioè la potenza verde installata lo scorso anno è in grado di generare una quantità di elettricità analoga a quella che sarebbe ipoteticamente producibile nel 2022 dal primo dei reattori nucleari EPR che si vorrebbero installare in Italia. Si tratta del 3% della domanda elettrica del paese, un risultato eccezionale dopo un lungo periodo di calma piatta per le rinnovabili, interrotto solo un paio di anni fa quando è iniziato il loro risveglio.

E’ evidente che questi numeri preoccupano i filonucleari per due motivi: la soglia del 25% di copertura della domanda elettrica con le rinnovabili, previsto dal governo al 2030 (con un'analoga quota di nucleare) potrebbe arrivare già nei prossimi anni, rendendo problematico l’inserimento di nuova elettricità nucleare. Inoltre il carico nella bolletta elettrica degli incentivi verdi renderà difficile ricavare lo spazio per sovvenzionare il nucleare, unica possibilità perché qualche azienda elettrica decida di affrontare i rischi di questa avventura.

In conclusione, la crescita delle rinnovabili deve continuare concordando una ragionevole riduzione degli incentivi e rafforzando la crescita in atto di un tessuto di imprese verdi.

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