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Io della vita non ho capito un cazzo
DIARI
29 novembre 2011
Forse cammino al contrario
Forse sono io che cammino al contrario. Passeggiando con i piedi rivolti verso il cielo e non ancorati alla nuda terra. Come a prendere le distanze da tutto questo cemento. I volti per strada mi appaiono grotteschi come maschere inquietanti di un qualche film carnevalesco. Il mondo è un tunnel degli specchi particolarmente spaventoso.
Eppure son'io quella strana in tanta deformità, perché mi ostino a cambiare il mondo... A raddrizzarlo a suon di calci ed urla silenziose. La gente, sospesa per i piedi, mi guarda con occhi sgranati e increduli, i capelli ritti, il volto arrossato dallo sforzo, mentre cerco di tagliare la corda che le impedisce di rimettersi ritta sui suoi piedi e camminare. Armata di temperino contro migliaia di corde, di quali speranze posso godere oggi? Solo quella d'essere seguita da coloro che avrò liberato...
E' un mondo di folli il nostro, forse io porto solo una maschera più simile al mio volto. 
Ho cercato di togliermela, ma mi è venuto difficile, così le ho appiccato il fuoco. Ora è cenere sulle mie scarpe nere e il vento accarezza la mia pelle, ma il mondo non è pronto per tanto colore. Molti, infatti, guardandomi ora mi domandano dove abbia comprato una maschera così realistica.
Forse sto sognando, ma credo e temo sia ancora tutto reale. Nonostante la moltitudine di segni rossi sulle mie bianche braccia, infatti, l'articolo del "Corriere" che ho davanti non è sparito. 
"Un nuovo virus è stato creato, rafforzato e reso ancora più letale dagli scienziati. Ora è in grado di uccidere metà della popolazione mondiale". Possibile che siano tutti così stupidi? Inebriati dalla musica troppo alta, dai fiumi d'alcol promesso a questa festa, dal sapore della tacita ricompensa nascosta tra le bevande se si tace come si conviene, non si rendono conto di star assassinando se stessi con violenza e brutalità inaudita. Il coraggio derivato dalle loro maschere è potente, li acceca. Occorre tagliare tutte le corde il prima possibile... Ne faccio un'ossessione, una malattia, uno scopo, una fioca luce di compagnia mentre cammino da sola facendo cadere, nel mio silenzio, sempre più maschere.

_Sarea...

SOCIETA'
25 luglio 2011
Lettera aperta ai napoletani
  • Salve, volevo porre alla vostra attenzione una nuova iniziativa volta alla rinascita culturale ed economica della nostra amata Partenope. Il progetto si pone come innovativo e ambizioso, ma realizzabile. Si prevede che col tempo questo acquisisca anche valore ecologico, stabilendo dei criteri per le aziende coinvolte, e di supporto onlus. Credo sia nell'interesse di tutti dare almeno un'occhiata, dato che lo scopo dello stesso è quello di riabilitare il buon nome dei napoletani e di diffondere la loro reale storia. Altro punto d'interesse per noi cittadini, sta nel fatto che i commercianti e gli artigiani onesti, classe debole ed abbandonata a sé stessa dallo stato da troppo tempo, saranno aiutati con svariati servizi e finanziamenti a tutela del loro lavoro, così prezioso alla nostra città (economicamente quanto culturalmente). Essi saranno infatti inseriti in una apposita banca dati e vetrina d'eccellenza, tutelati da contratti, agevolati nelle interazioni e identificati da un marchio d'eccellenza.
    Riprendiamoci ciò che ci appartiene per diritto di nascita... allego il link della piattaforma online per chiunque volesse aderire, partecipare, fornire suggerimenti o semplicemente dare un'occhiata all'iniziativa. Risponderò personalmente a chiunque volesse scriverci o avesse domande in merito. Confido che i napoletani riusciranno, armati del loro storico orgoglio, a far risplendere la loro città uniti. Nella speranza di non aver arrecato disturbo alcuno, approfitto della seguente per augurare a tutti una piacevole e tranquilla giornata.

    Federica Iengo, Direttrice redazionale della piattaforma.

    Allego i link della piattaforma e della pagina su facebook:


24 maggio 2011
Dal web alle piazze: arriva l'Italian Revolution

Dopo il Medio Oriente e la Spagna, la protesta via web arriva in Italia : è «#Italian revolution» e stasera promette di portare migliaia di giovani precari nelle maggiori piazze del Paese. Ogni minuto che passa ci sono nuovi commenti sui social network e in poche ore le adesioni si stanno moltiplicando.


Impensabile: per la prima volta una protesta in cui si chiedono diritti e democrazia, parte dal “Terzo Mondo” e si estende al primo. La bandiera della Primavera araba è passata a Madrid, dove migliaia di giovaniIndignados stanno chiedendo in Piazza Puerta del Sol "Democrazia reale adesso!". Vogliono una politica davvero partecipata, una lotta senza quartiere alla disoccupazione giovanile, che in Spagna è al 40%, una riforma del welfare, un’Unione Europea che si occupi di cittadini, non di finanza e banche.

 

Da Madrid il testimone della protesta sta arrivando in Italia. Come nel resto del mondo, il mezzo per incontrarsi e coordinarsi è Internet: il tam tam è partito e il dissenso ha già un nome: "Italia Revolution - Democrazia reale ora". Il movimento sta camminando sulle gambe dei social network più diffusi,  Twitter e Facebook.

 

L'onda spagnola contagia l'Italia
"Chiediamo che anche in Italia nasca una concentrazione spontanea nelle piazze principali del nostro Paese, volte a reclamare un cambio politico e sociale in tempi brevi. Tramite i social network e il passaparola possiamo farcela. Diffondete queste notizie e create pagine in ogni città italiana, inviate Sms e scendiamo tutti in piazza, ORA", recita l'appello dei giovani indignados italiani.
Presidi di solidarietà alla rivolta dei giovani spagnoli, ma non solo: "I problemi dei giovani spagnoli - si legge nella pagina Facebook del movimento italiano, che conta già oltre 6000 membri - non sono tanto differenti da quelli che ci attanagliano ormai da troppo tempo. Questo è un movimento che nasce dal basso, quindi durante le prossime manifestazioni conosciamoci, incontriamoci, pianifichiamo una strategia comune e vediamo se anche noi siamo interessati a seguire l'esempio spagnolo, ricordandoci che si tratta di un movimento apartitico e soprattutto pacifico".

 

Ribellione senza bandiere e senza religioni
Dal comitato promotore della spanish revolution, "Democracia Real Yà", è arrivato l'invito a tutti i giovani d'Europa a unirsi alla protesta contro crisi e precariato, nella speranza che la forza di internet unisca i giovani così come è riuscita a fare nel mondo arabo. Hanno raccolto l'invito i precari italiani, la cui preoccupazione maggiore, a giudicare dai post su fb, è che le loro iniziative non vengano strumentalizzate da gruppi politicizzati perchè "questa deve rimanere la ribellione dei semplici cittadini; senza colore, senza bandiere e senza religione". I salentini Sud Sound System hanno già sposato la causa e su Twitter promettono che ai loro live esporranno la scritta «Italian revolution».

 

Gli appuntamenti
Gli incontri sono già stati stabiliti: un coordinamento avrà luogo oggi presso la stazione Termini di Roma. E per domani (intorno alle 20) appuntamento: a Bologna, in Piazza Nettuno; a Torino, in Piazza Castello; a Milano, in Piazza Duomo; a Firenze, in Piazza Santa Croce; a Roma, in Piazza di Spagna; a Padova, al Prato della Valle; a Pisa, in Piazza Garibaldi; a Palermo, al Teatro Massimo.

 

Ora anche altri paesi, come la Francia e la Germania, sembrano mostrare i primi segnali di mobilitazione. Il movimento si allargherà diventando un fenomeno europeo?

POLITICA
1 maggio 2011
Commando armato all'Università Orientale: Napoli piomba nel terrore

Scritto da Giuseppe Manzo


mano_bucataSette uomini armati e incappucciati sono piombati in Largo San Giovanni Maggiore a bordo di tre moto intorno all’una e trenta di notte. A palazzo Giusso, sede dell’Orientale, era in corso un concerto di gruppi musicali emergenti ed erano presenti oltre mille persone: erano il loro obiettivo per seminare terrore. Alcuni ragazzi, però, li hanno fermati all’ingresso pagando con una brutale aggressione il loro gesto. Uno di loro ha riportato ferite alla testa e un trauma cranico. Questo è stato l’epilogo di una giornata nera cominciata con l’accoltellamento ai danni di tre studenti di alcuni neofascisti di Casa Pound, tra cui il candidato per Lettieri alla terza Municipalità Enrico Tarantino, e proseguita con la contestazione allo stesso candidato Pdl per poi finire con gli scontri in piazza Dante.

Il terrore all’Orientale. Il blitz del commando scatta all’una e trenta. I testimoni, tra cui molti studenti, giovani e anche giornalisti, assicurano che solo per caso non è avvenuta una tragedia. «Li ho visti arrivare mascherati e armati di bastoni e coltelli – ha dichiarato un trentenne presente al concerto – e ho temuto il peggio quando hanno gridato: “vi uccidiamo”. Hanno aggredito un ragazzo che è crollato a terra per i colpi subiti: è stato un vero e proprio attacco per creare terrore». Un’altra ragazza dei collettivi studenteschi, ancora scossa per l’accaduto, ribadisce la stessa dinamica e prova a dare una spiegazione: «Stranamente non hanno badato alle nostre scritte antifasciste ma avevano l’unico obiettivo di intimidire o colpire chi si opponeva: crediamo che la matrice sia la stessa che ha armato la mano degli stessi fascisti, ma ha avuto modalità a dir poco camorristiche».

La ricostruzione del venerdì nero. I collettivi della Federico II non ci stanno alla riproduzione mediatica della giornata di ieri. Durante una conferenza stampa, tenuta questa mattina nella facoltà di Lettere, hanno mostrato le foto degli accoltellati e respinto il termine “aggressione” usata per gli insulti rivolti a Lettieri in piazza San Gaetano. «Come si fa definire rissa – ha sottolineato Alfonso De Vito, Rete antifascista – un’aggressione di chi aveva i coltelli e chi no, cioè gli studenti. Lo stesso Tarantino che dice di essere stato aggredito è già indagato per le violenze contro uno studente medio avvenuta un anno fa: a casa sua gli inquirenti hanno trovato armi bianche tra cui un pugnale. Le immagini video hanno anche dimostrato che a Lettieri sono stati rivolti solo insulti visto che ha candidato queste persone in lista: gente che gira con i coltelli in tasca e inneggia a Hitler».

Alta tensione. Questa mattina, a far salire la tensione, è stato un petardoscoppiato davanti al comitato elettorale del Pdl di piazza Bovio. L’esplosione ha provocato solo spavento per il boato e nessun danno. Napoli si è svegliata in un clima di odio e di violenza a due settimane dal voto amministrativo. Qualcuno soffia sul fuoco, alimentando e coprendo personaggi che vanno in giro mascherati con coltelli e bastoni. A chi serve tutto questo? Chi ha interesse ad alimentare le tensioni? Perché alcuni neofascisti già inquisiti sono stati candidati nelle liste in sostegno a Lettieri? La risposta a queste domande è il punto di partenza per fermare la spirale della violenza.

 


SOCIETA'
17 marzo 2011
PROGETTO H.A.A.R.P.

HAARP è l’abbreviazione di High Frequency Active Auroral Research Program, un’installazione civile e militare in Alaska (Stati Uniti) per la ricerca scientifica sugli strati alti dell’atmosfera e della ionosfera. Un altro scopo è la ricerca sulle comunicazioni radio per uso militare.

Si trova vicino a Gakona, in Alaska (lat. 62.39° N, long. 145.15° W), a ovest del Parco Nazionale Wrangell-Santo Elias.

Impianti simili esistono in:

L’impianto HAARP è costituito da un trasmettitore capace di trasmettere onde elettromagnetiche sulle onde corte da 2,8 a 10 MHz con una potenza di 960 KW. La potenza irradiata (ERP) è di 84 dBW (corrispondendo a 500 MW), questo vale però solo per la frequenza di 10 MHz. Due frequenze spesso usate sono 3,39 e 6,99 MHz.

L’impianto HAARP è stato costruito in tre fasi distinte:

  • Il prototipo DP aveva 18 antenne, organizzate in tre colonne da sei file, con una potenza trasmittente di 360 kw.
  • L’impianto FDP successivo ha attualmente 48 antenne, ordinate in sei colonne da otto file.
  • L’impianto finale sarà il FIRI che nel 2007 sarà composto da 180 antenne, disposte in 15 colonne da 12 file, con una potenza trasmittente di 3.600 kw.

Ciascuna antenna corrisponde a un dipolo a croce che può essere polarizzato in modo lineare o circolare per la trasmissione e la ricezione.

La struttura è stata costruita modificando una precedente installazione radar esistente in zona.

Alcune teorie del complotto, prive di riscontri oggettivi e smentite da tutte le comunità scientifiche, vedono in HAARP un progetto volto a perseguire scopi occulti, che vanno dalla realizzazione di un’arma elettromagnetica per creare terremoti al controllo climatico. Tali speculazioni sono per lo più legate alla teoria del complotto sulle scie chimiche aventi tutte un denominatore comune nelle più volte smascherate bufale cospirazionistiche dei seguaci di David Icke.

È comunque da rilevare che il 5 febbraio 1998 la sottocommissione “Sicurezza e disarmo” del Parlamento europeo tenne un’audizione in cui si parlò anche di HAARP. Benché invitati, i rappresentanti della NATO e degli USA preferirono non partecipare”[1]

In una successiva risoluzione del 28 Gennaio 1999 sull’ambiente, sulla sicurezza e la politica estera (A4-0005/1999)[2], il Parlamento Europeo segnalava che “malgrado le convenzioni esistenti, la ricerca militare si applica attualmente alla manipolazione dell’ambiente come arma, come è il caso ad esempio del sistema HAARP con base in Alaska”.

Nella stessa risoluzione tra i possibili danni ipotizzati del sistema HAARP il Parlamento Europeo sottolinea che l’inquinamento elettromagnetico prodotto dagli esperimenti effettuati “potrebbe anche provocare mutamenti delle costanti meteorologiche e influenzare l’ecosistema, soprattutto nella sensibile area antartica.” “Un’ ulteriore seria conseguenza del sistema HAARP sono i buchi ionosferici causati dalle potenti onde radio inviate. La ionosfera ci protegge dalle radiazioni provenienti dal cosmo. Si spera che i buchi giungano a riempirsi nuovamente, ma le esperienze compiute con i mutamenti dello strato di ozono puntano in direzione contraria. Ciò significa che esistono buchi non indifferenti nella fascia protettiva della ionosfera.”

Il Parlamento Europeo quindi “reputa che il sistema HAARP sia da considerarsi, a causa del notevole impatto sull’ambiente, una questione mondiale ed esige che le sue conseguenze giuridiche, ecologiche ed etiche vengano analizzate da un organismo internazionale indipendente prima di ogni nuova ricerca e di qualsiasi esperimento; lamenta il fatto che l’Amministrazione degli Stati Uniti abbia ripetutamente rifiutato di inviare un rappresentante per offrire prove nel corso dell’audizioni pubblica o in occasione di una riunione successiva della sua commissione competente in merito ai rischi per l’ambiente e per la salute collegati al programma di ricerca sulle radiazioni ad alta frequenza (HAARP) attualmente finanziato in Alaska.”

Uno dei primi documenti militari che afferma l’essitenza di questo tipo di armi:

 « ”La Modifica del tempo diventerà parte della sicurezza nazionale e internazionale e potrebbe essere eseguita unilateralmente… Essa potrebbe avere applicazioni offensive e difensive ed essere utilizzata anche per scopi di dissuasione. La capacità di generare pioggia, nebbia e tempeste sulla terra o di modificare il tempo nello spazio, migliorare le comunicazioni attraverso modifiche della ionosfera (l’uso di specchi nella ionosfera), e la produzione di Meteo artificiale fanno tutti parte di un insieme integrato di tecnologie che possono fornire una sostanziale crescita negli Stati Uniti, o degrado della capacità di un avversario, per raggiungere consapevolezza globale, capacità, e potere

Come è successo per il terremoto di Haiti, poche ore dopo il terribile sisma che ha colpito il Cile, sono cominciate a balzar fuori le prime ‘evidenze’, o per lo meno ‘anomalie’, che portano a pensare che si sia effettivamente trattato di un attacco Haarp, ovvero di un terremoto prodotto artificialmente, attraverso nuove e ancora poco note tecnologie militari, usate come ‘armi’.
Un caso singolare in cui mi sono imbattuto casualmente è quello di Juan Andres Salfate, un critico cinematografico e presentatore televisivo cileno, che durante una puntata del programma “Asi somos” (dell’emittente cilena La Red) dedicata alle teorie cospirative, ha mostrato foto ed illustrato alcuni dati che lasciano sospettare che il terremoto di Haiti sia stato prodotto artificialmente.
Questo è avvenuto a metà gennaio.
Due giorni fa invece, lo stesso personaggio, durante la medesima trasmissione, si è trovato nella triste posizione di dover parlare delle strane ‘anomalie’ riscontrate durante il terremoto avvenuto poche ore prima, questa volta nel suo Paese.
Juan Andres Salfate ha mostrato numerose foto che continuano ad arrivare alla redazione del suo programma, scattate nei cieli cileni nelle ore precedenti al sisma dalla popolazione locale.

Queste foto, molto simili ad altre viste dopo il terremoto in Cina nel 2008 e dopo quello ad Haiti, mostrano tutte strane formazioni di nubi, che poi si disgregano, o si allungano e stirano secondo strane linee d’energia, oltre ad iridescenze e bagliori, che lasciano intravedere la componente veriticale di potenti impulsi elettromagnetici provenienti dall’atmosfera stessa, ma effettivamente prodotti sulla superficie terrestre e lasciati soltanto riflettere sulla ionosfera.

Cosa può aver provocato una tale violenta ionizzazione delle nubi?
Si è inclini a pensare che le catastrofi ambientali siano prodotte da sole forze naturali, imprevedibili e sotto molti aspetti sconosciute, ma al giorno d’oggi è realtà il fatto che gli uomini, o meglio un piccolo gruzzolo di essi, possano modificare e controllare l’ambiente, attraverso tecnologie, decisamente mal utilizzate e terribilmente potenti.

Un improvviso sconvolgimento climatico portera’ ad una catastrofe globale di monumentali proporzioni, …portando intere nazioni a scomparire sotto il mare ed i pochi sopravvissuti a combattere per le scarseggianti risorse di cibo, acqua ed energia“. (Da un rapporto “segreto” del Pentagono).


C’E’ QUALCUNO CHE GIOCA CON I NUMERI?

Forse le date – 26 Dicembre 2002 (Ciclone Zoe in Polinesia), 26 Dicembre 2003 (terremoto in Iran), 26 Dicembre 2004, onda tsunami nelll’Oceano Indiano – sono solo una coincidenza.  Forse non è vero – al di là delle date -  che lo tsunami del Dicembre 2004, come suggeriscono alcuni siti di “cospirazionismo”,  è stato provocato da un esperimento tecnologico segreto (altri dicono addirittura “voluto”), ma questo non basta certo a scartare del tutto l’idea che con il controllo dell’atmosfera gli uomini non abbiano mai pensato di giocare. Anzi. Gli stessi sospetti dei “paranoici” riguardo al recente tsunami probabilmente non sarebbero mai potuti nascere, se le premesse, almeno generiche, per una tale follia non fossero esistite in primo luogo (la fantasia ha sempre bisogno di un appiglio reale, per poter dare i suoi frutti migliori).


IL PROGETTO H.A.A.R.P.

Nel corso dei secoli, i mutamenti climatici hanno rappresentato uno dei più potenti catalizzatori dei pensieri dell’uomo, influenzandone le credenze e le azioni, gli umori e le decisioni, sempre in un modo apparentemente casuale, ma in realtà guidati dalla ferrea logica della natura.

Tuttavia dalla rivoluzione industriale ad oggi qualche ferita abbiamo incominciato ad infliggergliela, e la Terra oggi non è certo più quella dei giorni antichi, dove tutto era in perfetto equilibrio bio-ambientale.

Ma mentre i più visibili sembrerebbero gli allarmi della comunità scientifica sul surriscaldamento globale, il rischio maggiore è forse quello, praticamente ignorato dai mass-media, di un mutamento climatico a scopi militari.

Esiste infatti dal 1992 un progetto del Dipartimento della Difesa Statunitense, coordinato dalla Marina e dall’Aviazione, denominato HAARP (High-Frequency Active Auroral Research Program). E’ il cuore vero e proprio del più vasto – e ben più noto – programma di “Guerre Stellari”, avviato nei primi anni Ottanta sotto le amministrazioni Reagan-Bush, che ora sta accelerando la sua corsa drogato da una spesa militare mai vista in precedenza, giustificata dal solito bipensiero orwelliano: “La guerra è pace”.

La base principale di HAARP occupa un’estesa area a Gakona, in Alaska, sul cui terreno è installata una serie di 180 piloni d’alluminio alti 23 metri, su ognuno dei quali si trovano una coppia di antenne per la banda bassa ed una per la banda alta, in grado di trasmettere onde ad alta frequenza fino ad una distanza di 350 km. Queste onde sarebbero indirizzabili verso zone strategiche del pianeta, sia terrestri che atmosferiche.

Come spesso succede, la facciata dell’operazione ha nobili scopi: lo studio accademico della ionosfera e lo sviluppo di nuove tecniche radar, che permettano agevoli comunicazioni con i sottomarini e rendano possibili radiografie di terreni, in modo da rilevare armi od attrezzature a decine di km di profondità; a conferma di ciò, è online il sito del progetto, che dipinge l’immagine di un’innocua stazione scientifica, con tanto di webcam. (1)

La realtà, come sempre, va cercata oltre la superficie.

DA TESTLA A EASTLUND

Negli anni Ottanta Bernard J. Eastlund, fisico texano del MIT di Boston, ispirandosi alle scoperte di Nikola Tesla, registrò negli Stati Uniti il brevetto n° 4.686.605 denominato “Metodo ed attrezzatura per modificare una regione dell’atmosfera, magnetosfera e ionosfera terrestre”, a cui ne fece seguire altri undici. In uno di questi era descritta la proprietà riflessiva della ionosfera per utilizzi come “sistemi di raggi energetici”, “esplosioni nucleari graduali senza radiazioni”, “sistemi di rilevamento e distruzione di missili nucleari” e “sistemi radar spaziali”.

Alcune di queste invenzioni furono acquisite dalla ARCO, proprietaria di ampie riserve di gas naturale in Alaska, le quali potevano in questo modo essere riconvertite in energia elettrica redistribuibile tramite la ionosfera ai propri clienti in tutto il mondo: la visione di Tesla di distribuire energia senza fili e gratis nelle case di tutto il mondo stava in parte per realizzarsi, seppur concettualmente distorta da forti interessi economici. (Su Nikola Tesla, un genio tanto ignoto alla storia quanto è grande il debito dell’umanità nei suoi confronti, è in preparazione una apposita scheda).

Inoltre, queste invenzioni rendevano possibile manipolare il clima, quindi creare pioggia quando necessario per favorire l’agricoltura o neutralizzare fenomeni distruttivi quali tornado ed uragani.

A questo punto entrò in scena il governo, e la storia si fece più complicata.

Tutti i brevetti di Eastlund vennero dapprima sigillati sotto un ordine di massima segretezza, per poi passare alla E-Systems, una delle maggiori fornitrici di tecnologie avanzate ai servizi segreti di molte potenze mondiali, assorbita poi dalla Raytheon, una delle quattro maggiori fornitrici della difesa Usa, produttrice dei missili Tomahawk, Stinger (questi spesso finiti nelle mani di paesi “canaglia” e gruppi terroristici”), e dei famigerati Bunker Buster. Le connessioni con il potere sono riassumibili nella figura di Richard Armitage, oggi Vicesegretario di Stato e Viceministro degli Esteri nell’amministrazione Bush. Armitage, già consulente, membro del consiglio d’amministrazione, firmatario e convinto sostenitore del PNAC, risulta anche implicato in molte operazioni segrete della CIA dal Vietnam ad oggi.

Secondo le scoperte di Eastlund, dirigere la potenza di HAARP verso uno specifico punto della ionosfera la farebbe riscaldare al punto da innalzarla fisicamente, in modo da creare un rigonfiamento altamente riflettente, definito da lui “effetto lente”, in grado di convogliare i raggi sulla terra con effetti devastanti: la potenza di tali onde sarebbe tale da provocare modificazioni molecolari dell’atmosfera, causando – a seconda delle diverse frequenze – cambiamenti climatici, la possibile disgregazione di processi mentali umani, e forse anche, appunto, effetti sui movimenti tettonici di magnitudine imprecisata.

 

STRATEGIE GLOBALI

Gli avvenimenti geopolitici attuali potevano essere intuiti già anni fa, leggendo profetici libri come la Grande Scacchiera di Zbygniew Brzezinsky, del 1997, o i testi programmatici del PNAC, Project for a New American Century, dello stesso anno.

lo stesso possiamo fare ora analizzando scritti e dichiarazioni di influenti pensatori ed alti vertici militari, rispetto ad un futuro relativamente vicino.

Lo stesso Brzezinsky, consigliere della Sicurezza ai tempi di Carter, già nel 1970 scriveva nel suo libro “Tra due Età’”: ” La tecnologia renderà disponibile, ai leader delle principali nazioni, tecniche per condurre operazioni di guerra segrete, che richiederanno l’impiego di un esiguo numero di forze di sicurezza [...] Tecniche di modificazione climatica potranno essere impiegate per produrre prolungati periodi di siccità o tempesta”. Risalgono infatti a quei tempi, seppur in forma rudimentale, i primi studi relativi alla guerra climatica, come il Progetto Popeye per estendere la stagione dei monsoni in Vietnam.

Il documento più interessante è lo studio redatto da sette ufficiali dell’esercito Usa nell’Agosto del 1996, intitolato: ” Il clima come moltiplicatore di potenza: averne il controllo nel 2025?, nato da una direttiva del Comandante delle forze aeree statunitensi, tesa a stimolare un dibattito intellettuale tra i membri dell’esercito, in cui si afferma: “Nel 2025 le forze aereospaziali Usa potranno avere il controllo del clima se avranno capitalizzato le nuove tecnologie sviluppandole nella chiave delle applicazioni di guerra. [...] Dal miglioramento delle operazioni degli alleati e dall’annullamento di quelle del nemico tramite scenari climatici “su misura”, alla completa dominazione globale delle comunicazioni e dello spazio, la modificazione climatica offre al chi combatte una guerra un’ampia gamma di possibili modi per sconfiggere o sottomettere l’avversario”. (2)

Questi propositi sono confermati da un successivo studio del 2003, intitolato “Padroneggiare l’ultimo campo di battaglia: i prossimi avanzamenti nell’uso militare dello spazio” ad opera del Project Air Force della Rand Corporation, un think-thank legato alle lobbies del petrolio e delle armi che ha avuto come amministratore Donald Rumsfeld, e nel cui consiglio di amministrazione figura Lewis Libbey, socio fondatore del PNAC ed attuale direttore del personale di Dick Cheney.

Il concetto alla base di questo rapporto è la “Full Spectrum Dominance”, vale a dire una politica di eccezionali investimenti militari mirati alla conquista ed al mantenimento di una posizione di superiorità nello spazio, se non addirittura di un suo controllo assoluto.

Il che obbligherebbe chi volesse contrastare l’impero a farlo esclusivamente via terra e mare.

Al riguardo, sono particolarmente significative le parole del Comandante in Capo del comando spaziale Usa, Joseph W. Ashy: “Alcune persone non vogliono sentirne parlare. ma assolutamente siamo prossimi a combattere nello spazio. Combatteremo dallo spazio e nello spazio. Un giorno o l’altro colpiremo obiettivi terrestri – navi, aeroplani e obiettivi sulla terraferma – dallo spazio.”

Il 22 Febbraio del 2004, l’Observer ha pubblicato un rapporto “segreto”, commissionato da Andrew Marshall, influente consigliere di Rumsfeld, che sarebbe sfuggito al Pentagono, e che conclude: “Un improvviso sconvolgimento climatico porterà ad una catastrofe globale di monumentali proporzioni, che comprende una guerra nucleare e disastri naturali, portando intere nazioni a scomparire sotto il mare ed i pochi sopravvissuti a combattere per le scarseggianti risorse di cibo, acqua ed energia”.

Può sembrare la descrizione di un futuro remoto da film Hollywoodiano, ma già nel 2006 avverrà il lancio dimostrativo nella stratosfera del Falcon, un drone armato di testate nucleari in grado di volare all’altezza di 100.000 piedi, alla velocita’ di 12 volte quella del suono, virtualmente inattaccabile, i cui futuri sviluppi lo renderanno in grado di colpire ovunque partendo dal territorio degli Stati Uniti.

Il 2006 è anche l’anno in cui HAARP verrà dotato dei restanti trasmettitori, portandolo alla massima potenza. Sempre per aiutare l’agricoltura?

 
LA COMUNITA’ SCIENTIFICA

Sono molte le voci di protesta riguardanti questi folli e distruttivi progetti. Fra queste, la scienziata di fama mondiale Rosalie Bertell denuncia che “gli scienziati militari degli Stati Uniti stanno lavorando sui sistemi climatici come potenziale arma. I metodi includono l’accrescimento delle tempeste e la deviazione dei fiumi di vapore dell’atmosfera terrestre per produrre siccità o inondazioni mirate”. Richard Williams, fisico e consulente dell’Università di Princeton, dice che “i test di surriscaldamento della ionosfera sono un atto irresponsabile di vandalismo globale [...] HAARP potrebbe essere un serio pericolo per l’atmosfera terrestre. Con esperimenti di questo tipo, potrebbero essere fatti danni irreparabili in poco tempo”.

Alcuni ricercatori già oggi sospettano dei collegamenti con i recenti sconvolgimenti climatici, terremoti, uragani, maremoti, diffuse siccità. (3)


LA RUSSIA

Il Parlamento Russo, la Duma, ha rilasciato nel 2002 il seguente comunicato, firmato da 188 deputati: “Sotto il programma HAARP, gli Stati Uniti stanno creando nuove armi geofisiche integrali, che possono influenzare gli elementi naturali con onde radio ad alta frequenza. Il significato di questo salto è comparabile al passaggio dall’arma bianca alle armi da fuoco, o dalle armi convenzionali a quelle nucleari”. Alcuni scienziati temono che la ionosfera possa collassare per squilibrio elettrico, concludendo: “Possiamo davvero rischiare di manomettere qualcosa che ancora non comprendiamo del tutto, e che appartiene ad ogni forma di vita (non solo umana) su questo pianeta?”

Recentemente il presidente russo Putin ha annunciato di aver sviluppato un nuovo tipo di missile balistico telecomandato, in grado di mutare tragitto durante il viaggio e rendendo dunque virtualmente inutile la difesa dello scudo spaziale: che sia un bluff o no, è certo che i progetti militari Statunitensi degli ultimi anni hanno generato una corsa agli armamenti senza precedenti che andrebbe decisamente ridimensionata e regolamentata; purtroppo, ciò viene ostacolato dal fatto che l’unica superpotenza rimasta si sia arrogata il diritto di giudicarli a seconda dei propri interessi come malvagi o meno, venendo così di fatto a creare le premesse per una nuova guerra fredda di dimensioni globali.

La Russia stessa ha portato avanti alcuni progetti basati sulle scoperte di Tesla fin dagli anni Cinquanta, in parallelo alle sperimentazioni degli Stati Uniti, salvo poi rallentarli anche a causa del collasso economico. Chissà se un certo Emmanuel Todd, il ricercatore francese che predisse la fine dell’ impero sovietico nel 1976 (“Il crollo finale”), non abbia ragione ancora questa volta: analizzando gli stessi indicatori, nel suo ultimo lavoro “Dopo l’impero”, del 2003, ha preannunciato la dissoluzione dell’ultima restante superpotenza.

Per ora, la Cina tace.

Come affermò Brecht: “La scienza, al servizio del potere, crea solo danni all’intera Umanità”.
L’ipotesi avanzata negli USA di smantellare una parte del proprio arsenale nucleare, è solo una comprensibile operazione di copertura, nel momento in cui si possiedo armi per la guerra ambientale, che si tenta di celare nonostante mezzo mondo si sia accorto di esse e ne abbia criticato l’utilizzo.
Noi non possiamo che continuare ad osservare e tentare di far luce su un tema che prima o poi dovrà per forza di cose divenire noto a tutti. C’è chi già ne prevede delle belle.

SOCIETA'
15 marzo 2011
Terremoto Giappone, nucleare: altre esplosioni. Sale il livello di radioattività

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Sale sempre di più la tensione nella centrale nucleare di Fukushima colpita venerdì scorso dal violentoterremoto che ha squassato il Giappone e dalle continue scosse di assestamento che stanno mettendo a dura prova la resistenza delle centrali atomiche nipponiche e tenendo il modo con fiato sospeso.

Stamattina intorno alle 6 ora italiana si è verificata una nuova grande esplosione al reattore 2 che, a quanto pare ha danneggiato stavolta il muro di contenimento che, però, stando a quanto riferito dalla Tokyo Electric Power (Tepco) non è stato perforato anche se sono stati rilevati “possibili danni alla piscina di condensazione” ovvero la parte inferiore del contenitore per il raffreddamento del reattore che permette il controllo della pressione all’interno della camera di contenimento. Tutto il personale, ad eccezione di quello che ancora tenta disperatamente di iniettare acqua nel nocciolo del reattore, è stato fatto evacuare.

La situazione peggiora di ora in ora anche nel reattore n°4 dove ci sarebbe un incendio ancora in corso che, stando anche a quanto comunicato dalle autorità giapponesi all’agenzia internazionale per l’energia atomica, avrebbe liberato nell’atmosfera materiale radioattivo. Come accaduto per i reattori 2 e 3 l’incendio è stato causato dall’idrogeno accumulato che ha surriscaldato l’edificio che ospita il reattore.

Ma a preoccupare maggiormente è, però, il reattore n°2 dove il malfunzionamento di una valvola sta compromettendo le operazioni di raffreddamento del nucleo con acqua di mare.

C’è stata fusione parziale dei nuclei

L’Autority per la sicurezza nucleare francese ha confermato “la fusione parziale” dei nuclei dei reattori uno, due e tre. Le barre di combustibile (uranio) che servono per le operazioni di fusione, infatti, sono restatate scoperte dall'acqua troppo a lungo diminuendo le possibilità di raffreddamento del materiale nucleare e causando le esplosioni e la fuoriuscita nell’atmosfera della radioattività.

Mai come in questi giorni la paura di un disastro nucleare si è fatta così sentire. Fino a venerdì scorso, il termine“fusione nucleare” era per lo più appannaggio degli addetti ai lavori. Adesso, invece, rimbalza di bocca in bocca nei quattro angoli del pianeta.

In cosa consiste, dunque, la fusione nucleare? E quale potrebbe essere il rischio reale per la centrale di Fukushima?

Il pericolo che si cerca di arginare sta nel controllo del calore prodotto dalle barre di combustibile. Le centrali sono in regolare esercizio quando l'impianto di raffreddamento, ad acqua, impedisce che le barre di uranio (ad altissima temperatura per via delle reazioni nucleari controllate) si surriscaldino. Durante le normali fasi di lavoro, le barre di combustibile riscaldate portano acqua a temperatura elevata e generano vapore che muove una serie di turbine. Si produce, così, energia elettrica.

Il problema che si verifica a Fukushima sta proprio qui: a causa del terremoto – tsunami, non viene più prodotta energia; tuttavia, le barre di combustibile continuano a riscaldarsi e generano vaste quantità di calore, a causa del fatto che negli impianti in pericolo i sistemi di raffreddamento non sono in funzione da venerdì. Dall'improvviso calo del livello dell'acqua di raffreddamento, le barre si sono surriscaldate a livelli inauditi. Da qui l'inizio di fusione che ha interessato i tre reattori.

La mossa immediata dei tecnici giapponesi ha consistito nel versamento di acqua di mare all'interno dei reattori. Con questo sistema, che di fatto ha messo a rischio la possibilità di utilizzare ancora la centrale, si intendeva raffreddare con rapidità le barre di uranio. Tuttavia, come si è visto, il “trucco” non è servito completamente.

Ciò ha causato, come previsto ieri dai tecnici, la serie di piccole esplosioni che hanno causato la rottura dei rivestimenti della centrale e l'irradiazione, nell'atmosfera, di sostanze ad elevata concentrazione di radiazioni.

E’ allarme per le radiazioni nell’atmosfera

E infatti la radioattività intorno alla centrale nucleare danneggiata è salita sensibilmente e si teme ora che il vento radioattivo di basso livello possa raggiungere anche Tokyo, a circa 240 chilometri a sud di Fukushima Daiichi. L’agenzia Kyodo ha riferito, ad esempio, che i livelli di radiazioni nella città di Maebashi, distante 100 chilometri dall’impianto, sono 10 volte sopra i livelli normali

Intanto il primo ministro Naoto Kan ha invitato le persone entro 30 km dall’impianto atomico di restare a casa e non sprecare elettricità. "Stiamo facendo ogni sforzo per evitare che la fuoriuscita si allarghi. So che le persone sono molto preoccupate ma vorrei chiedervi di agire con calma" è l’appello di Kan alla nazione.

Dalle ultime agenzie però sembra che la situazione stia migliorando e che i livelli di radiazioni, dopo l’impennata di queste ore, siano scesi nella zona circostante la centrale nucleare. Lo ha riferito il governo giapponese che alle 7 e 30 ora italiana ha fatto sapere attraverso il portavoce Yuko Edano che le radiazioni sono scese a 596,4 microsievert, quasi 700 volte in meno dei livelli registrati subito dopo le due esplosioni nei reattori.

Ma la gente ora ha seriamente paura e a Tokyo le persone stanno affollando i negozi per fare le scorte. Lo spettro di Chernobyl nonostante le rassicurazioni si fa sempre più vivo.


(Fonte: http://www.greenme.it)

POLITICA
12 marzo 2011
Libia, Saif Gheddafi minaccia l'Italia: faremo i conti, pagherete il tradimento

ROMA - «Siamo rimasti molto scioccati, anzi molto irritati, dalla vostra posizione perchè voi siete
il primo partner della Libia al mondo» ma ora «sarà molto facile rimpiazzare l'Italia con la Cina o 
con la Russia», «perciò state attenti. Se tu tradisci un tuo partner come credi che quello debba reagire?». Lo afferma ai quotidiani italiani , figlio di Gheddafi, sui rapporti tra il regime del suo 
Paese e l'Italia. «Sapete che cosa accadrebbe se le milizie prendessero il controllo del Paese 
- minaccia il leader libico -? Che voi sareste le prime vittime, avreste milioni di immigrati illegali,
 i terroristi salterebbero dalle spiagge di Tripoli verso Lampedusa e la Sicilia. 
Sarebbe un incubo per l'Italia, svegliatevi!», dice e alla domanda di un messaggio per il premier Berlusconi risponde: «La Libia è una linea del fronte per l'Italia. Quello che succede oggi qui da 
noi determinerà quello che succederà da voi domani. Per cui: state attenti!».

Saif chiude la strada a qualsiasi accordo con gli insorti. «Sarà guerra fino alla fine 
- assicura -. Questi terroristi non parlano di democrazia, di elezioni, di valori: sono semplicemente terroristi». Ora però, avverte Saif, «il 90 per cento del Paese è tornato sotto il nostro controllo».

Il segretario generale della Lega Araba, Amr Mussa, si è detto favorevole all'imposizione 
di una no-fly zone sulla Libia e auspicato che l'organizzazione panaraba - che terrà oggi al 
Cairo una riunione straordinaria - «svolga un ruolo» nella sua attuazione. 
«Io non so come nè chi sarà a imporre questa zona, vedremo - ha detto Mussa in un'intervista 
al settimanale tedesco Der Spiegel, che la pubblicherà lunedì - Anche la Lega Araba può
 svolgere un ruolo, è quanto io auspicherei». «Parlo di un'azione umanitaria - ha aggiunto - 
si tratta, con una zona di esclusione aerea, di sostenere il popolo libico nella sua lotta per la 
libertà e contro un regime sempre più sprezzante». I ministro degli Esteri arabi si riuniranno
 oggi al Cairo proprio per discutere dell'ipotesi di imporre una no-fly zone sulla Libia per 
proteggere i civili.


(Fonte: "Il Mattino")


Nota personale: proporrei a Gheddafi di prendersi Berlusconi se è lui che vuole e lasciare

stare gli italiani che poco c'entrano con questa storia. 

In omaggio gli diamo anche La Russa, ministro delle difesa, così come si dice dalle mie parti

 "stiamo pace". 

...Karen_

SOCIETA'
11 marzo 2011
Trema il Giappone: sisma 8.9 Richter 300 cadaveri sulla spiaggia di Sendai Cede diga: acqua travolge case

Devastante maremoto sulle coste nipponiche. Incendi con feriti nella capitale. Stop ad aerei, ferrovie, metro, e centrali nucleari. Centinaia di dispersi. Inabissata nave con un cento passeggeri


TOKYO - Un terremoto di 8.9 gradi della scala Richter ha sconvolto il Giappone e ha provocato uno tsunami di dimensioni spaventose a Sendai, dove sulla spiaggia sono stati trovati 250 - 300 cadaveri. Le onde hanno toccato i 10 metri di altezza. Il bilancio ufficiale di fonte governativa è ancora fermo a 95 morti. Stando alle notizie di fonte web e diffuse da alcune agenzie di stampa, il bilancio sarebbe di gran lunga superiore. È stata, dice l'Agenzia meteorologica giapponese, la più potente mai registrata nel paese e tra le dieci più potenti degli ultimi 150 anni, forse addirittura la seconda per potenza e capacità distruttiva. L'ultimo bilancio del terremoto fornito
dalla polizia giapponese è di 60 morti e 56 dispersi.

Cede la diga. Una diga nella prefettura di Fukushima, nella parte nordorientale del Giappone, ha ceduto travolgendo abitazioni. Non è ancora stato stabilito se vi sono state vittime. Lo ha riferito l'agenzia di stampa giapponese Kyodo News.

Scomparso treno dopo lo tsunami. Un treno in servizio sull'area costiera della prefettura di Miyagi, nel Giappone nordorientale, risulta attualmente disperso dopo il passaggio di un violento tsunami a seguito del sisma. Lo riferisce la polizia nipponica, secondo cui al momento non è noto il numero dei passeggeri che si trovavano a bordo del convoglio. Il treno, al momento della prima scossa di magnitudo 8,8, era in servizio sulla linea che connette le città di Sendai e Ishinomaki.

La sequenza. La prima scossa è stata di magnitudo 8.9 alle 14.46 locali (le 6.46 in Italia) con epicentro a una profondità di 24,4 km e a 81 miglia da Sendai, nello Honshu; la seconda è stata pari a e 7.8 si è registrata alle 15.15 locali (le 7.15 in Italia) al largo delle acque della prefettura di Ibaraki, alla profondità di 80 km. 

Battello inabissato. Una nave con 100 persone a bordo è stata travolta dallo tsunami che ha colpito la costa giapponese a seguito della scossa sismica. Lo riferisce l'agenzia nipponica Kyodo News citando la polizia della prefettura di Miyagi.

Notizie catastrofiche dal web. 
Secondo alcuni blogger sarebbero centinaia i morti in alcune cittadine del Nord del Giappone. Si tratta però di notizie che non hanno il crisma della conferma ufficiale. Da parte delle autorità le notizie vengono filtrate: appaiono filtrate e date con il contagocce.

Tutti i trasporti bloccati. L'agenzia di stampa Kyodo ha riferito che trasporti aerei e ferroviari sono stati interrotti in gran parte del Giappone: in particolare l'aeroporto internazionale di Narita, che si trova a una cinquantina di chilometri a est della capitale, ha sospeso il traffico aereo e evacuato tutti gli edifici. Il premier giapponese Naoto Kan ha convocato una riunione d'emergenza. Il ministero della Difesa ha inviato forze navali sul posto.

Emergenza nucleare, spento l'incendio alla centrale di Onagawa. Immediata la reazione del Governo e della autorità giapponesi: l'aeroporto Narita di Tokio è stato chiuso ed è iniziata l'evacuazione da case, aziende e fabbriche. A seguito di un incendio nella centrale nucleare di Onagawa, nella prefettura di Miyagi, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza, dal momento che il processo di raffreddamento di uno dei reattori non sta procedendo come previsto. Le autorità giapponesi hanno comunicato di aver spento l'incendio nella centrale nucleare di
Onagawa, nella prefettura di Miyagi. Lo riferisce l'Aiea precisando comunque di aspettare informazioni più precise sul processo di raffreddamento dei reattori.

In sicurezza le altre quattro centrali nucleari. L'Aiae, l'agenzia internazionale per l'energia nucleare, da Vienna fa sapere che le quattro centrali nucleari più vicine al luogo del sisma sono state fermate, «in condizioni di totale sicurezza». Il primo ministro Naoto Kan ha assicurato che non è stata registrata alcuna fuga radioattiva dalle centrali nucleari dopo il violento sisma che ha colpito il Paese. Un vasto incendio è scoppiato in una raffineria a Iichihara. 

Nessuna fuga radioattiva dalle centrali. Il primo ministro giapponese Naoto Kan ha assicurato che non è stata registrata alcuna fuga radioattiva dalle centrali nucleari dopo il violento sisma che ha colpito il Paese.

Incendio in centrale nucleare. Un inizio di incendio è stato segnalato in un edificio che ospita una turbina nella centrale nucleare di Onagawa, nella prefettura di Miyagi. L'Aiae, l'agenzia internazionale per 'agenzia nucleare, da Vienna fa sapere che le quattro centrali nucleari più vicine al luogo del sisma sono state fermate, «in condizioni di totale sicurezza».

«Accettiamo aiuti dall'estero». 
Il ministro degli Esteri giapponese, Takeaki Matsumoto, ha dato disposizioni alla struttura diplomatica di accettare gli aiuti internazionali.

Allerta Tsunami. Uno tsunami di dieci metri si è abbattuto sulla costa di Sendai, il capoluogo della prefettura di Miyagi, nel nordest del Giappone. Si sono concretizzati così i timori dei meteorologi, che avevano lanciato l'allarme sul rischio di onde anomale dopo alcune violentissime scosse di terremoto al largo delle coste nipponiche (guarda la mappa): la prima, di magnitudo 8.9, è stata registrata alle 14.46 (le 6.46 di stamattina in Italia, ndr) a 24,4 chilometri di profondità, un centinaio di chilometri al largo della prefettura di Miyagi. La scossa, della durata di oltre due minuti, ha fatto oscillare gli edifici nella capitale Tokyo - situata a ben 380 chilometri dall'epicentro - ha provocato "morti e molti feriti" e avrebbe provocato un morto e diversi incendi, come ha riferito la televisione Nhk e testimoni. L'allarme è stato esteso alla Siberia, alle isole Curili, alle Hawaii, alle Filippine, a Papua-Nuova Guinea, alle Marianne e alla Micronesia perchè secondo gli esperti il problema di onde di questo tipo è che diventano più pericolose con il passare del tempo in quanto si alimentano dalla loro stessa forza.


Ripercussioni si son registrate subito in borsa. lo yen è caduto e l'indice borsistico nipponico ha chiuso con un segno negativo.

Morti, feriti e dispersi in tutto il Paese. Un uomo di 67 anni è morto travolto dal crollo di un muro, mentre una donna anziana è stata sepolta dal crollo di un tetto nella regione di Tokyo. Altre tre persone sono morte nella prefettura di Ibaraki nel nord della capitale per il crollo di una casa. Almeno 10 morti nella prefettura di Iwate. Inoltre cinque persone sono morte nel crollo di una casa di riposo della prefettura nordorientale di Fulushima. La polizia per il momento non conferma le cifre in quanto sta cercando di raccogliere le informazioni. «I danni sono così estesi - ha detto un responsabile della polizia - che ci vorrà del tempo per raccogliere i dati». 

Telefoni in tilt, resiste internet, molte zone senza elettricità. Subito dopo la scossa le comunicazioni telefoniche, sia da fisso che da cellulare, sono andate in tilt nell'area di Tokyo, dove invece ha resistito l'infrastruttura Internet, tramite la quale la gente ha continuato a scambiarsi informazioni in tempo reale sulla situazione. Anche se a singhiozzo, anche le connessioni dati dei cellulari hanno retto all'urto della situazione eccezionale: in questo modo è partita la "pioggia" continua di messaggi via Twitter dai telefonini e, nei casi più fortunati, anche di chiamate mediante servizi di voce su dati (Voip) come Skype. A Tokyo vi sono 4 milioni di abitazioni rimaste senza fornitura di energia elettrica.

Truppe di autodifesa nelle aree colpite. Il premier giapponese Naoto Kan ha subito convocato una riunione d'emergenza, invitando i cittadini a mantenere la calma e a prestare la massima attenzione a tutte le indicazioni che saranno fornite. Il governo ha deciso l'invio immediato delle truppe di autodifesa nelle aree colpite, a cominciare dalla prefettura di Miyagi, il cui governatore ha chiesto «aiuto immediato». Danni e feriti, riferiscono infatti le tv locali, si sono registrati nella prefettura di Miyagi e Sendai, dove l'aeroporto del capoluogo è finito sotto l'acqua. 

Allarme maremoto per il Pacifico. L'onda anomala si è riversata sull'immenso parcheggio del parco di divertimenti Disneyland situato non lontano da Tokyo. Ma l'allarme tsunami non è stato lanciato solo per il Giappone. Persiste l'allerta in Russia, isole Marianne e le Filippine come ha avvertito il Centro per gli tsunami del Pacifico. 

Hawai. 
Le autorità locali hanno disposto l'evacuazione dell'arcipelago dove l'arrivo dello tsunami è atteso per le 3 della notte ora lovale (le (14 italiane). Si tratta di una misura dettata dalle esperienze del passato anche se gli esperti parlano di onde sostenute, ma non di uno tsunami vero e proprio. Una serie di onde anomale, frutto del terremoto e dello tsunami che ha colpito il Giappone, sta iniziando a raggiungere l'arcipelago delle Hawaii, dove gli aeroporti sono chiusi e le coste sono state evacuate. È quanto si vede dalle immagini delle tv locali, ma non si hanno notizie di danni. Le prime immagini dalle isole del Pacifico, dov'è ancora notte fonda, non sono particolarmente impressionanti: le onde sono più forti del solito ma non sembrano in grado di provocare ingenti danni, almeno a prima vista. Le autorità statunitensi hanno esteso l'allarme tsunami alle coste del Pacifico, e in particolare alle aree centro-meridionali della California. Le prime onde, che non dovrebbero essere particolarmente forti, sono attese intorno alle 09:00 locali, le 18:00 in Italia.

Taiwan. L'onda di maremoto ha già toccato le coste dell'isola, nella parte sud orientale: l'altezza non ha supertao i 50 centimetri e la forza non è stata tale da far giungere l'acqua nei centri abitati. 

Filippine. Le autorità filippine hanno ordinato l'evacuazione delle zone costiere sul Pacifico dopo l'allerta tsunami, invitando gli abitanti a raggiungere le zone interne.

Isole Curili, evacuati in undicimila. Undicimila cittadini russi sono stati evacuati dalle isole Curili in seguito all'allarme tsunami, anche se la prima ondata ha fatto aumentare il livello dell'acqua solo di 50 centimetri.


(Fonte: "Il Mattino")
9 marzo 2011
Bloccato lo spot del Forum Nucleare. Giurì: è ingannevole

Lo spot promosso dal Forum Nucleare è ingannevole. Noi lo abbiamo denunciato subito, ma ora al nostro parere si è aggiunto quello del Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria che ha chiesto il blocco della messa in onda dello spot.

Lo spot, trasmesso a dicembre su tutte le televisioni nazionali, usava la metafora della partita a scacchi in cui due opposte visioni si affrontano: una favorevole al nucleare e l'altra contraria.
L'intenzione apparente era quella di promuovere un dibattito aperto e spregiudicato sul tema nucleare. L'inganno reale era invece che lo spot cercava di pilotare un'opinione precisa creando un pregiudizio pronucleare.

Andando a  vedere chi erano i finanziatori dell'iniziativa - furbamente non dichiarati all'interno dello spot - si intuisce facilmente a quale mulino lo spot voleva tirare. Tra i soci del Forum Nucleare, ufficialmente un' associazione no-profit, troviamo i nomi noti dell'industria nucleare: Enel, Edf (Électricité de France), Ansaldo Nucleare, E.On Italia... Sono loro ad aver investito i 6 milioni di euro necessari per "stimolare" il dibattito nelle case degli italiani.

La risposta di Greenpeace

A gennaio rispondiamo con un contro spot e un sito web nei quali  - senza il bisogno di nascondere il nostro nome - mettiamo in evidenza le contraddizioni della campagna pubblicitaria del Forum.

In particolare:

  • “Le scorie si possono gestire in sicurezza”. E da quando? In sessant'anni l'industria nucleare non ha ancora trovato una soluzione per la gestione di lungo termine dei rifiuti nucleari;
  • “Tra 50 anni non potremo contare solo sui combustibili fossili”. È vero, ma anche l’uranio è limitato;
  • “Le fonti rinnovabili non bastano”. Sicuro? Uno scenario energetico 100% rinnovabile è possibile, come dimostrano analisi dell’Ue e dell’industria.

Il video, lanciato sul web senza gli ingenti investimenti pubblicitari del Forum Nucleare, è rimbalzato sulla rete grazie al passa parola, raggiungendo le 200.000 visite. Un buon risultato per noi, ma niente in confronto ai numeri raggiunti grazie alla televisione.

Il presidente del Forum Nucleare Chicco Testa, noto nuclearista italiano e già presidente di Enel, aveva dichiarato: «La nostra è un'iniziativa molto equilibrata. Dubito che una campagna pubblicitaria di Greenpeace, ad esempio, saprebbe essere altrettanto onesta intellettualmente».

A parte ogni considerazione sull'"onestà intellettuale" di Chicco Testa, vista la decisione del Giurì sarebbe adesso il caso di trasmettere anche il nostro spot in televisione, per avere un vero equilibrio nella discussione sul ritorno del nucleare in Italia.

 Entra in azione

Il 2011 è un anno cruciale per fermare lo sviluppo del nucleare in Italia. Tra pochi mesi (la data non è stata ancora fissata) si terrà un referendum che può fermare i nuovi progetti di centrali nucleare per sempre. L'industria nucleare si sta già muovendo con un'imponente campagna pubblicitaria e di convincimento.

Non farti contagiare, opponiti al nucleare. Aiutaci a contrastare la propaganda nucleare: scarica la pubblicità, condividila sul tuo profilo Facebook, inoltrala per e-mail ai tuoi contatti.     


(Fonte: http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Bloccato-lo-spot-del-Forum-Nucleare/)
SOCIETA'
8 marzo 2011
Augurio alle donne
Tra: stupri in caserma, violenze in centro della capitale, uccisioni di giovani donne (come Yara e Sarah), bunga bunga, letterine e vallette, ministre che hanno venduto il loro corpo palesando la loro incompetenza ogni volta che si presentano pubblicamente, immagini tv di una donna mutilata e privata della propria dignità... Scuoiata dei propri valori.
In un divario sociale fatto di stipendi inferiori e pizzicotti sul sedere sul luogo di lavoro.
Tra persone che credono che siamo solo oggetti, e persone che invece c'amano nella nostra essenza più profonda, auguro a tutte le donne tanti auguri. Perché in quest'anno più che mai mi sento vicina a tutte voi.

Solitamente non sono solita festeggiare, non mi è mai importato nulla di questo giorno, devo ammetterlo, ma oggi, nel 2011, ora che Berlusconi ha fatto regredire l'immagine della donna agli anni 60 beh, oggi mi sento di essere vicina a tutte le donne, che come me sono stanche delle continue discriminazioni sessuali. Donne forti che combattono di fronte a questo schifo. Donne offese dall'attuale immagine che l'Italia offre di loro.

Auguri a tutte...


Federica I.
SOCIETA'
4 marzo 2011
Stevia

La Stevia Rebaudiana è una pianta perenne della famiglia dei crisantemi che cresce in piccoli cespugli su terreni sabbiosi ed in montagna. 
E' originaria di una zona a cavallo del confine tra il Paraguay ed il Brasile ed in piena maturazione raggiunge gli 80 cm di altezza. Ha foglie verdi di forma oblunga con il bordo leggermente seghettato e fiori molto piccoli di colore bianco. 
Conosciuta già nell'antichità da alcune tribù d'Indiani del Sud America che la utilizzavano abitualmente per dolcificare bevande e alimenti deve la sua diffusione a un botanico italiano, Santiago Bertoni che ne studiò le caratteristiche e i possibili usi.

COM'È USATA

- Foglie fresche
- Foglie in polvere (20/30 volte più dolci dello zucchero)
- Estratto in polvere (200/300 volte più dolce dello zucchero)
- Concentrato liquido da estrazione acquosa e/o idroalcolica (circa 70 volte più dolce dello zucchero).
La scelta dipende dall'uso che abbiamo deciso di farne. 
Nel caso abbiate trovato la pianta di Stevia e decidiate di preparvi da soli la polvere ricordate che la raccolta deve essere fatta avendo cura di lasciare due nodi pronti per la successiva vegetazione sulla pianta madre. 
I rami recisi potranno essere messi ad essiccare in mazzetti appesi, oppure adagiati su di una rete in un locale ventilato ed all'ombra finché saranno completamente essiccati. 
A questo punto basterà sbriciolare finemente le foglie usando un normale mixer da cucina. 
La polvere dolcifica circa 20 volte in più dello zucchero e può essere aggiunta sia alle bevande che agli alimenti. Potete anche convertire la polvere in sciroppo basta sciogliere un teaspoon (che non è proprio un cucchiaino...) in due cup di acqua (nemmeno queste sono proprio tazze...). Fate bollire finchè non si sarà ritirata abbastanza acqua da formare uno sciroppo. 
Ricordate però che sia la polvere che lo sciroppo ottenuto hanno un marcato retrogusto per cui è difficilmente mascherabile. In genere negli alimenti così come nelle ricette che in seguito vi forniremo, si utilizza l'estratto di stevia bianco. 
Le foglie le potete masticare anche da sole come si fa per il gambo di liquerizia. Rimane un piacevole sapore in bocca che riduce il senso di fame e può essere un'alternativa agli snack che si consumano solo per toglierci la "voglia di qualcosa di dolce". 

Stevia
L'estratto si trova in polvere ed è quello più utilizzato in Giappone dove la Stevia si utilizza dal 1970. 
Dolcifica 300 volte in più dello zucchero. 
Sotto questa forma la Stevia può davvero trovare innumerevoli utilizzi ed essere un efficace sostituto dello zucchero (per abbassare le calorie) o dei dolcificanti sintetici (visto che non è del tutto accertata l'assenza di effetti collaterali a medio-lungo termine). A seconda della marca potete trovare un estratto che abbia un retrogusto più o meno marcato di liquerizia, ma non è possibile comunque eliminarlo del tutto quindi escludete di poter usare la Stevia come unico sotituto dello zucchero. 

Il concentrato liquido di Stevia che trovate incommercio è di due tipi, uno chiaro e uno scuro. 
Quello scuro è utilizzato per i suoi effetti medicamentosi. Ha infatti beneficio per il pancreas, è antifungino e antibatterico. 
Per poterlo utilizzare dovete fare bollire due cup di acqua e aggiungervi 1/2 oncia (14 g) di Stevia liquida e poi lasciare bollire per qualche minuto. Conservate il liquido in una bottiglietta di vetro in frigorifero. 
Se invece avete acquistato il liquido chiaro (che è quello più utilizzato) allora lo utilizzerete per dolcificare bevande e alimenti. Basta disciogliere un teaspoon di stevia in 3 tablespoon di acqua filtrata. Conservatelo in frigo. 

L'estratto liquido di STEVIA potrà essere preparato con alcool a 95° (100 grammi per litro nel caso della polvere e 350 grammi per litro nel caso delle foglie fresche) e lasciando macerare il tutto 12 giorni (polvere) o 15 giorni (foglie fresche); basterà poi filtrare la soluzione e diluire l'alcool aggiungendo acqua nella proporzione di 1/2 litro d'acqua per litro d'alcool nel caso della polvere ed 1/3 di litro d'acqua nel caso delle foglie fresche. Per ridurre la quantità d'alcool basterà poi riscaldare la soluzione a fuoco lento (senza portarla ad ebollizione) in modo che l'alcool possa evaporare. 
Successivamente si potrà, volendo, concentrare la soluzione a piacere facendola bollire; si potrà così arrivare fino alla consistenza dello sciroppo. Per ottenere un estratto con la capacità dolcificante pari a 70 volte circa quella dello zucchero si dovrà concentrare la soluzione di cui sopra (partendo da 1 litro di alcool) fino a portarla al peso di 200 grammi. A questo punto si sarà ottenuto l'equivalente di circa 14 chili di zucchero.

STEVIA COME SOSTITUTO DELLO ZUCCHERO

Chi non cerca un dolcificante totalmente naturale, a basso valore calorico, senza grassi, senza maltodestrine? 
Lo zucchero raffinato è un carboidrato AIG, un uso eccessivo fa aumentare il livello d'insulina nel sangue quindi se assunto in eccesso si trasforma in grasso. Le alternative artificiali allo zucchero come l'aspartame sono una possibile risposta ma non la migliore se si considera che a caldo non dolcificano (e quindi non possono essere utilizzati per dolci e biscotti da forno) e hanno comunque un retrogusto sgradevole. 
La Stevia può essere una valida risposta visto che è naturale, non apporta calorie e non ha controindicazioni (nemmeno a lungo termine). 

Tutti possono trarre beneficio dall'uso della Stevia, ma in particolare i diabetici, chi per problemi di peso deve ridurre l'apporto calorico e i bambini: 
- I diabetici fin'ora, avevano come unica alternativa allo zucchero i dolcificanti artificiali. Un eccessivo consumo di queste sostanze può causare problemi di salute se protratto nel tempo, soprattutto in alcuni soggetti particolarmente sensibili. Alternando invece la Stevia con i dolcificanti artificiali si può ridurne il consumo e limitare il rischio di effetti collaterali. 
- Se si pensa che 2 cucchiai di zucchero hanno 40 calorie e che mediamente in America si assumono giornalmente 650 Kcal provenienti da zucchero, è chiaro intuire come la sostituzione dello zucchero con sostanze che non apportano calorie possa essere di grande aiuto per perdere peso. Se oltretutto lo possiamo fare senza assumere o limitare il consumo di sostanze potenzialmente dannose.... 
- I bambini consumano sempre più spesso gelati, patatine e quant'altro venga offerto loro dall'industria dolciaria che dal canto suo per affezionarli a sè abusa di grassi e zuccheri. Quest'ultimo è uno dei responsabili dell'aumento dell'obesità. Sostituire anche solo parzialmente lo zucchero raffinato con la Stevia, limitando l'uso dei dolcificanti artificiali, può senza dubbio essere d'aiuto per prevenire l'aumento di peso dei ragazzi. 

In Giappone, la Stevia è addizionata agli alimenti e alle bevande da più di 20 anni: più precisamente si dolcificano caramelle, gomme da masticare, alimenti secchi e cereali, yogurt e gelati, tè e sidro, dentifrici e collutori, ma viene utilizzata anche per alimenti salati, dove contribuisce ad attenuare il gusto del sale (tipico della cultura agrodolce della cucina orientale). 
La Stevia viene utilizzata per dolcificare molte bevande, perfino la Diet Coke. Il gusto della Steviaè unico: insieme al suo dolce sapore si avverte un leggero retrogusto di liquirizia. 
Questo, purtroppo, è anche il suo limite.

STEVIA E SICUREZZA PER LA SALUTE

Come abbiamo già detto in precedenza, ad oggi non risulta alcuna notizia di controindicazioni all'uso della Stevia senza dimenticare che è utilizzata per dolcificare cibi e bevande dai nativi in Sud America da centinaia di anni, e consumata abitualmente in Giappone dal 1970. Non ci sono rapporti in cui si parli di casi in cui si siano verificate intossicazioni o effetti collaterali dovuti all'uso di Stevia. 
Gli studi effettuati sugli animali per verificare eventuale tossicità e per individuare la dose letale hanno accertato che la dose letale è pressochè impossibile da raggiungere. Anche l'uso prolungato di Stevia non da nessun tipo di effetto collaterale.

DOVE TROVARE LA STEVIA

Attualmente in Italia non è ancora permessa la vendita di Stevia, quindi non troverete prodotti ricavati dalla Stevia. 
L'unico modo è quello di procurarsi la pianta in un vivaio molto ben fornito. Chi di voi capita Svizzera invece può trovare i semi in un qualsiasi Migros (sono i supermercati più diffusi), lo sciroppo e l'estratto bianco in molte farmacie o erboristerie. 
Anche internet può esservi d'aiuto. In America ci sono diversi siti che trattano prodotti a base di Stevia. In quel paese infatti è stata approvata la vendita di questi prodotti mentre non è ancora possibile produrre alimenti e bevande contenenti Stevia. 

COME COLTIVARE LA STEVIA

Ciò che si usa della Stevia sono le foglie per cui qui di seguito troverete le indicazioni per per una corretta coltivazione privilegiando la produttività di foglie piuttosto che l'armoniosità della pianta. 
La Stevia non presenta esigenze particolari. Può essere coltivata in vaso come in giardino. 
Per ottimizzare la produttività della pianta la 1° cimatura dovrà essere eseguita quando le piantine avranno raggiunto l'altezza di 10-12 cm. 
Andranno asportati gli apici vegetativi lasciando sempre 1-2 nodi con le relative foglie per permettere lo sviluppo dei getti ascellari i quali, una volta allungatisi, andranno, a loro volta cimati nel medesimo modo. 
In totale si effettueranno 2 cimature. 
Questo permetterà di ottenere una grande quantità di foglie e soprattutto un tenore zuccherino più concentrato. 
Una volta "impalcata", la pianta sarà tagliata per la raccolta dei tralci solo quando questi avranno raggiunto la lunghezza di 50/60 centimetri; infatti le foglie adulte hanno una capacità dolcificante maggiore delle foglie tenere. 
Benché' la Stevia sia considerata una pianta perenne, quindi caratterizzata da sufficiente resistenza e rusticità ai fini della coltivazione, è opportuno prestarle le dovute attenzioni se si vuole mantenere una pianta sempre in salute e con una produzione di foglie che sia apprezzabile per quantità' e qualità'. 
Generalmente la maggiore produttività' coincide con il periodo che va dalla tarda Primavera all'inizio dell'Autunno. In questi mesi la pianta può' essere coltivata all'esterno, anche esposta alla luce diretta. In tali circostanze la pianta va innaffiata e concimata spesso. 
Fate attenzione però che l'acqua non ristagni perchè farebbe marcire le radici. Innaffiatela quindi come si fa per i bonsai (togliendo il sottovaso così che l'acqua in eccesso scorra via). 
Il substrato per le piante in contenitore è costituito da un miscuglio di torba bionda e torba scura (rapporto 60% e 40%), cui aggiungere 1 Kg per metro cubo di un concime a cessione controllata ed un elemento inerte per consentire un buon drenaggio dell'apparato radicale. 
Può essere coltivata anche in piena luce ed e' in grado di resistere a temperature prossime a 0° C. 
Le malattie che si riscontrano più di frequente nella coltivazione della Stevia sono soprattutto di natura fungina. Non ci sono problemi particolari a combattere tali miceti, ma, essendo la Stevia una pianta destinata all'alimentazione sia come prodotto fresco che sotto forma di polvere dolcificante, è opportuno non utilizzare prodotti antiparassitari. 
Lo stesso dicasi per l'attacco di insetti fra cui prevale la farfallina bianca e gli Afidi. E' consigliabile ricorrere alla lotta integrata alternando la somministrazione di piretro naturale con l'immissione di predatori naturali. Per contenere al massimo i problemi fungini è consigliabile che l'acquisto della pianta venga fatto presso produttori professionali.
SOCIETA'
2 marzo 2011
Le rinnovabili spiazzano Governo e filo nuclearisti

La potenza installata da fonti rinnovabili nel 2010 avrà una produzione potenziale di oltre 10 TWh all’anno, la stessa che sarebbe ipoteticamente producibile nel 2022 da un reattore nucleare EPR. E' questo che ha portato all'irrigidimento del Governo? (L'editoriale di Gianni Silvestrini.)

Doveva essere uno strumento per definire le modalità di raggiungimento degli obbiettivi verdi al 2020. In realtà, la bozza di Decreto legislativo che giovedì verrà definitivamente approvato dal Consiglio dei ministri rischia al contrario diparalizzare lo sviluppo delle rinnovabili nel nostro paese. Basti pensare al blocco degli incentivi fotovoltaici una volta raggiunto il tetto degli 8.000 MW contenuto nell’ultima bozza circolata. In realtà tutto fa pensare che alla fine si arriverà ad un compromesso eliminando gli elementi più negativi del provvedimento. Nel corso dell’ultima settimana, infatti, si è registrata una vera sollevazione da parte degli ambientalisti e del mondo imprenditoriale delle rinnovabili. Era già successo un paio di anni fa quando Tremonti tentò di eliminare le detrazioni fiscali del 55% e anche allora il governo tornò indietro.

Ma a cosa si può imputare l’irrigidimento del governo? Indubbiamente ha giocato un ruolo importante il boom fotovoltaico dello scorso anno provocato dallo sciagurato decreto “salva Alcoa” e dagli incentivi troppo alti. Da tempo andiamo dicendo che occorre fare una seria riflessione sul contenimento degli incentivi per garantire una loro diffusione economicamente sostenibile. Il modello, ancora una volta viene dalla Germania dove proprio nei giorni scorsi è stato approvato uno schema di riduzione degli incentivi fotovoltaici legato alla dinamica reale delle installazioni.

Ma a preoccupare il governo sono stati anche i numeri sorprendenti della produzione verde. Anche se il valore definitivo della potenza degli impianti a fonti rinnovabili installati nel 2010 si saprà solo fra qualche mese, si può stimare una produzione potenziale di oltre 10 TWh all’anno. Cioè la potenza verde installata lo scorso anno è in grado di generare una quantità di elettricità analoga a quella che sarebbe ipoteticamente producibile nel 2022 dal primo dei reattori nucleari EPR che si vorrebbero installare in Italia. Si tratta del 3% della domanda elettrica del paese, un risultato eccezionale dopo un lungo periodo di calma piatta per le rinnovabili, interrotto solo un paio di anni fa quando è iniziato il loro risveglio.

E’ evidente che questi numeri preoccupano i filonucleari per due motivi: la soglia del 25% di copertura della domanda elettrica con le rinnovabili, previsto dal governo al 2030 (con un'analoga quota di nucleare) potrebbe arrivare già nei prossimi anni, rendendo problematico l’inserimento di nuova elettricità nucleare. Inoltre il carico nella bolletta elettrica degli incentivi verdi renderà difficile ricavare lo spazio per sovvenzionare il nucleare, unica possibilità perché qualche azienda elettrica decida di affrontare i rischi di questa avventura.

In conclusione, la crescita delle rinnovabili deve continuare concordando una ragionevole riduzione degli incentivi e rafforzando la crescita in atto di un tessuto di imprese verdi.

SOCIETA'
26 febbraio 2011
Pillola del giorno dopo, obiezione di coscienza anche per i farmacisti

ROMA - Anche i farmacisti potranno appellarsi al diritto all’obiezione di coscienza per non vendere la pillola del giorno dopo. Il Comitato nazionale di bioetica (Cnb) esprime in un parere la propria posizione sull’argomento: Nel parere emergono orientamenti bioetici differenti, tanto che la votazione non ha raggiunto l’unanimità, ma a maggioranza il Cnb si è detto favorevole a tale ipotesi. Con una precisazione, però, che ha visto concordi tutti i membri del Comitato: va garantito, in ogni caso, il diritto della donna ad ottenere il farmaco richiesto.

Un parere che riaccende il dibattito, mentre i farmacisti tornano a sollecitare una legge che faccia chiarezza sulla questione e Federfarma ricorda che garantire i farmaci è un «dovere». Il parere del Cnb è stato sollecitato dalla deputata dell’Udc Luisa Santolini, in merito all’obiezione di coscienza che può essere invocata dai farmacisti per non vendere «prodotti farmaceutici per i quali non si puòà di un meccanismo di azione che porti alla eliminazione dell’embrione», sia pure non ancora annidato nell’utero materno. E sulla spinos questione dell’obiezione di coscienza del farmacista sono già stati presentati alcuni disegni di legge, uno dei quali a firma del segretario della 12/ma Commissione Igiene e Sanità del Senato, Luigi D’Ambrosio Lettieri. 
- CNB, SÌ OBIEZIONE FARMACISTI MA GARANTIRE DIRITTI DONNE: Nel parere, ha sottolineato il vicepresidente del Cnb Lorenzo D’Avack, «non èà di opinioni, tuttavia è emersa una maggioranza a favore dell’obiezione di coscienza per i farmacisti». I membri del Cnb si sono invece espressi all’unanimità nel sollecitare, nell’ipotesi in cui il Legislatore dovesse riconoscere la possibilità di obiezione di coscienza per tale categoria, la previsione di un sistema organizzativo che consenta comunque alla donna che ne faccia richiesta di ottenere la pillola del giorno dopo.

- FEDERFARMA, GARANTIRE FARMACI È NOSTRO DOVERE: La farmacia e dunque il farmacista «hanno il dovere di dispensare, sotto prescrizione, ogni tipo di farmaco», è il commento della presidente di Federfarma Annarosa Racca. Se in farmacia fosse presente un obiettore di coscienza, ha aggiunto, «allora nella stessa farmacia ci dovrà essere un altro farmacista non obiettore, perché le nostre strutture non solo svolgono un servizio fondamentale sul territorio ma sono anche un terminale del Servizio Sanitario Nazionale. E in quanto tale devono garantire un servizio, che è quello di dispensare tutti i farmaci che sono in commercio».

- ORDINI FARMACISTI SOLLECITANO LEGGE SU OBIEZIONE: La Federazione degli Ordini dei Farmacisti italiani (Fofi) si dichiara «favorevole ad una legge» che disciplini e faccia chiarezza sul tema dell’obiezione di coscienza dei farmacisti.La risposta legislativa a questo problema, rileva la Fofi, «dovrà necessariamente tener conto di entrambi gli aspetti: da un lato quello di tutelare la singola coscienza del farmacista, e dall’altro quello di garantire il diritto del paziente rispetto a una prescrizione medica». Dall’Associazione di consumatori Aduc arriva invece la richiesta che la pillola del giorno dopo sia venduta «liberamente, senza ricetta medica e anche al di fuori delle farmacie».

SOCIETA'
19 dicembre 2010
Interessante confronto storico

19 Dicembre 2010:

Gasparri (parla della necessità di arresti preventivi.): «Invece delle sciocchezze che vanno dicendo i vari Cascini e Palamara, qui ci vuole un Sette aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 in cui furono arrestati tanti capi dell'estrema sinistra collusi con il terrorismo. Qui serve una vasta e decisa azione preventiva - attacca il capogruppo del Pdl al Senato - Si sa chi c'è dietro la violenza scoppiata a Roma.

 

 

24 agosto 1572 (Strage di San Bartolomeo):

La notte di San Bartolomeo è il nome con il quale è passata alla storia la strage compiuta nella notte tra il 23 ed il 24 agosto 1572 dalla fazione cattolica ai danni degli ugonotti a Parigi. 

 

Carlo IX, gridando di collera: « Ebbene, sia! Li si uccida! Ma tutti! Che non ne resti uno che me ne si possa rimproverare!», decise l'eliminazione dei capi protestanti, con l'esclusione dei principi di Navarra e di Condé. Poco tempo dopo, le autorità municipali di Parigi furono convocate ed ebbero ordine di chiudere le porte della città e di armare anche i borghesi.

 

Sembra che il segnale d'inizio della strage fosse fissato dallo scoccare di un'ora imprecisata della notte delle campane della chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois, vicina al Louvre, dove molti dei nobili protestanti abitavano. L'ammiraglio de Coligny fu ucciso nel suo letto e scaraventato dalla finestra; i corpi degli uccisi, trascinati per le strade, furono ammassati nel cortile del Louvre. Parte della popolazione, scoperta la strage al mattino, partecipò ai massacri che durarono diversi giorni, incoraggiata dai preti che incitarono a sterminare anche gli studenti stranieri e i librai, considerati tutti protestanti. Molti cadaveri furono gettati nella Senna, come quello del de Coligny, poi ripescato, evirato e impiccato.

 

 

12 Luglio 1789:

La folla si raccolse in tutta la città, compresi più di diecimila al Palais-Royal.Camille Desmoulins, secondo Mignet, aizzò la folla «salendo su un tavolo, pistola in mano, ed esclamando: «Cittadini, non c'è tempo da perdere; la dimissione di Necker è l'avvisaglia di un San Bartolomeo» (in cui Carlo IX aveva ordinato di sterminare gli Ugonotti) «per i patrioti! Proprio questa notte i battaglioni svizzeri e tedeschi lasceranno i Campi di Marte per massacrarci tutti; una sola cosa ci rimane; prendere le armi!»


...Karen_

POLITICA
15 dicembre 2010
Finanziere aggredito, tira fuori la pistola: «Era caduta l'ho ripresa»

ROMA (14 dicembre) - È destinata a diventare una delle immagini-simbolo della giornata di ordinaria follia andata in scena oggi a Roma: un finanziere, quasi sopraffatto dai manifestanti, che impugna nella

mano destra la pistola d'ordinanza rivolta verso terra, con il dito sul grilletto. 

«Era caduta e l'ho ripresa, per impedire che finisse nelle loro mani. Solo questo», ha detto in serata l'appuntato scelto. Tutto è successo in pieno centro, dove sono stati più violenti gli scontri: «in via del Corso, quasi all'angolo con via Tomacelli. Erano le 14 e 45», ricostruisce Guido Montani, uno dei fotoreporter dell'agenzia Ansa, con Massimo Percossi e Giuseppe Giglia, autore della sequenza fotografica.
 
«I manifestanti arrivavano da piazza del Popolo. Hanno imboccato via del Corso correndo. La strada era bloccata da tre cellulari della Guardia di Finanza e da un camion dell'Ama». «I finanzieri sono scesi, hanno indossato il casco, impugnato scudi e manganelli», prosegue Percossi. «A questo punto sono cominciati i tafferugli. Violenti. I manifestanti avevano bastoni, martelli, sampietrini, bottiglie. Hanno cominciato a tirare di tutto. Saranno stati un centinaio. Le Fiamme gialle una ventina. Sono indietreggiati ed è in questa fase che uno di loro mentre si girava è caduto, rimanendo isolato. È stato immediatamente aggredito. Una persona in borghese, con una macchinetta fotografica in mano, gli si è buttato sopra: "fermi, fermi", diceva. È stata una questione di secondi: ad un tratto il finanziere aveva la pistola in mano». 

Nella sequenza di foto dell'Ansa il militare è con le ginocchia a terra. Si vede che nel tafferuglio sta perdendo il casco protettivo, mentre viene colpito dai manifestanti che lo circondano, tutti mascherati (alcuni solo in parte) con caschi e cappucci. Uno impugna un pezzo di legno. A terra, vicino al ginocchio destro del finanziere, un sampietrino, probabilmente lanciato durante gli scontri. Sempre nelle foto si vedono intervenire in soccorso del militare un altro finanziere in assetto antisommossa e l'uomo in abiti civili. 

«Poi sono arrivati gli altri suoi compagni, che l'hanno portato via insieme a loro. Anche i manifestanti, a questo punto, si sono lentamente allontanati», dice Montani. Dal comando generale della Guardia di finanza spiegano che il militare «era impegnato a difendere l'arma d'ordinanza che i manifestanti volevano sottrargli. La stessa sequenza fotografica - aggiungono - non lascia dubbi: il finanziere, aggredito da decine di facinorosi, era stato già privato del casco e della radio, e i manifestanti volevano impossessarsi della pistola. Ha coraggiosamente difeso l'arma, senza mai farne uso, ed è stato sottratto dalla furia dei teppisti grazie all'intervento dei colleghi, alcuni in divisa, altri in abiti civili». 

A tarda sera arriva anche il racconto del diretto interessato. «Mi sono ritrovato da solo per un momento e sono stato aggredito e strattonato dai manifestanti», spiega. «Sono caduto a terra violentemente. Avevo lo scudo e il casco spaccato che era volato via dalla testa. Mi tiravano dalla giacca. Un petardo mi è finito addosso. Mentre ero a terra in ginocchio ho visto la mia pistola, con la sicura, che era in terra uscita dalla fondina. L'arma era comunque attaccata alla cordicella e io ho l'ho tirata per avvicinarla al corpo e afferrarla con le mani, per impedire che la prendessero altri. Poi i miei colleghi mi hanno trascinato via». 

I fotografi dell'Ansa, testimoni diretti dell'episodio, spiegano di «non sapere» se il militare stesse difendendo la pistola, l'abbia semplicemente recuperata o se l'abbia estratta per difendersi. «Tutto può essere. In quel momento ho pensato solo a scattare», dice Montani. «Aveva la pistola in pugno e il dito sul grilletto. Questo è quello che si vede nelle foto e questo è quello che ho visto», aggiunge Percossi. Il finanziere è stato subito trasportato all'ospedale Fatebenefratelli. La prognosi è di quattro giorni per contusioni al viso e alle spalle e uno stato di choc. «Sono ancora scosso ma anche contento di essermela cavata».

(Fonte: Il messaggero) 


Consiglio a tutti di visionare questo link: http://violapost.wordpress.com/2010/12/14/cosa-ci-fa-un-finanziere-con-la-pistola-in-mano-tra-i-manifestanti/

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